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Una rosa per Navalny davanti al consolato russo a Verona

L'ha deposta Verona Radicale, chiedendo al consiglio comunale scaligero di tributare un minuto di silenzio per l'attivista morto in carcere e per tutte le vittime dei regimi autoritari

Anche la città di Verona, con un piccolo gesto, si è unita alle altre città venete e italiane che in questi giorni manifestano per la morte del dissidente russo Alexei Navalny. Ieri sera, 19 febbraio, una rappresentanza di Verona Radicale ha lasciato una rosa in ricordo di Navalny in Via dell'Artigliere, a Verona, dove ha sede il consolato onorario di Russia.

«Il lungo calvario di carcerazione e torture cui è stato sottoposto il blogger e attivista russo testimonia la vera natura di Putin, un dittatore sanguinario, e ci deve ricordare quali sono le condizioni di vita che vigono nei regimi oppressivi - è stato il commento di Verona Radicale - Lungi dall’elevare a modello politico una persona che, nella sua vita, si è contraddistinta anche per scelte oscure e dichiarazioni riprovevoli, commemoriamo oggi Navalny per commemorare chi è morto e continua a morire da vittima di regimi autocratici e repressivi. Qualsiasi Stato che perda i connotati dello stato di diritto e diventi una minaccia per la pace e per il rispetto dei diritti fondamentali degli individui e dei popoli, deve essere sanzionato dagli organismi internazionali e vedere tutti e tutte noi, senza esitazione, fianco a fianco per screditarlo e sconfiggerlo».

Verona Radicale ha inoltre lanciato un appello al consiglio comunale di Verona, affinché nella prossima seduta venga tributato un minuto di silenzio per Navalny e per tutte le vittime dei regimi autoritari contemporanei.

E anche a Treviso e a Padova ci sono state delle fiaccolate in ricordo di Alexei Navalny. Iniziative appoggiate anche da Italia Viva. «Per anni l’Europa e molte persone hanno cercato un quieto vivere con la Russia - ha dichiarato Davide Bendinelli, sindaco di Garda e presidente regionale di Italia Viva Veneto - Non era possibile e Navalny l’aveva capito. Il male e l’oppressione non rimangono mai inerti. Si espandono e infettano finché non trovano un argine. Navalny ha cercato di essere quell’argine ed è stato ucciso. Noi tutti e tutte dobbiamo prenderne il posto promuovendo la democrazia, la tutela di minoranze ed opposizioni e la certezza della legge come unici argini ai regimi autoritari che stanno cercando di cambiare il futuro del nostro mondo».

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