Dal reparto Covid-19 di Borgo Trento: «Sappiamo cosa ci aspetta per i prossimi mesi»

Claudio Micheletto, Primario di Pneumologia dell'AOUI, con un post affidato ai social ha parlato della riapertura del padiglione 13: «Pensavamo di tornarci più avanti, riprendere questo lavoro ad ottobre vuol dire affrontare un lunghissimo periodo»

Immagine di repertorio

«Ieri abbiamo riaperto. Siamo rientrati nel padiglione 13, un piccolo ospedale dedicato solo al COVID-19. Lo abbiamo pensato per intensità di cure: una terapia intensiva, una semi-intensiva, dei letti di degenza ordinaria. Al suo interno una Radiologia, senza spostare i Pazienti possiamo fare radiografie, TAC, ecografie, ecg, esami del sangue, tamponi».
Inizia così il post affidato a Facebook di Claudio Micheletto, Primario di Pneumologia dell'Azienda Ospedalieria Universitaria Integrata di Verona, che guida il reparto dedicato al Covid-19, che nei giorni scorsi ha riaperto i battenti all'ospedale di Borgo Trento
«Riaprire le stanze ci ha emozionato, ci sono tornate davanti le facce di tutti coloro che erano passati da quel reparto in primavera, alle loro sofferenze, ai loro sorrisi, alla soddisfazione di mandarli a casa. Ma anche alla nostra fatica, al sudore, ai vestiti pesanti, alle maschere.
Non siamo contenti di rientrare, a marzo affrontavamo l’ignoto, ora sappiamo cosa dobbiamo fare per tutti i prossimi mesi. Pensavamo di tornarci più avanti, riprendere questo lavoro ad ottobre vuol dire affrontare un lunghissimo periodo, l’inverno non sarà certo favorevole. Temo che questa notte si sia innescata una pesante recrudescenza: pronti soccorso strapieni, tante persone con sintomi.
Termino una notte allucinante, continui ricoveri, mi sembra di rivedere un film già visto. Non mi ricordo chi ha detto che il virus era clinicamente morto, dopo 24 ore consecutive di lavoro forse perdo la memoria.
Nei mesi estivi io e il mio gruppo abbiamo fatto il lavoro di pneumologi in silenzio, abbiamo assistito a un dibattito surreale, poco scientifico e fazioso. Ora siamo qui, professionali, seri e preparati ad affrontare questa malattia.
Nei mesi estivi abbiamo studiato i nostri dati e quelli pubblicati in Letteratura, vorrei analizzare qualche aspetto e discuterlo, abbiamo bisogno di qualche certezza.
Siamo stanchi di rincorrere bufale, vorremmo avere anche qualche verità. Non ne conoscevo il simbolo, ho trovato che tra i fiori la margherita è un simbolo di verità, nel Medioevo era anche un sinonimo di pazienza.
Chiamerò questa mia rubrica "Bufale e Margherite". Parto con la prima osservazione.
1) Gli asmatici non sono una categoria a rischio. Cito una nostra pubblicazione, su Allergy, rivista internazionale di allergologia clinica, che allego. Abbiamo analizzato una ampia casistica di Pazienti che sono stati ricoverati in primavera nell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona e in un Ospedale di Brescia, altra zona ad elevata endemia. Tra i Pazienti ricoverati per polmonite da COVID 19 gli asmatici sono sostanzialmente inesistenti. Il dato è confermato da una ulteriore casistica cinese, anche nella loro osservazione la percentuale è molto bassa. Le ipotesi sono più di una: gli asmatici sono stati molto attenti alla prevenzione; gli steroidi inalatori, usati regolarmente, possono ridurre l’infiammazione bronchiale. Il punto certo è che gli asmatici non sono più a rischio della popolazione generale. Questo non vuol dire abbassare la guardia, ma mantenendo la terapia inalatoria regolarmente, facendo una corretta prevenzione, tenendo la mascherina, possono condurre una vita come tutti gli altri».

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