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(Foto di repertorio)

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Centri antiviolenza e le case rifugio, più finanziamenti dalla Regione Veneto

La giunta regionale ha messo a disposizione quest'anno 100mila in più del proprio bilancio in favore delle 44 strutture presenti nel territorio veneto

Con una variazione di bilancio, la giunta regionale del Veneto ha aumentato i finanziamenti per i centri antiviolenza e le case rifugio, finalizzando l'incremento di risorse al sostegno dei percorsi individuali delle donne (e dei figli minori) verso l'autonomia e il recupero della normalità.

La giunta regionale ha messo a disposizione quest'anno 600mila euro (100mila in più rispetto allo scorso anno) del proprio bilancio in favore dei 22 centri antiviolenza e delle 22 case rifugio presenti nel territorio veneto. «In attesa dell'erogazione dei fondi nazionali destinati alla rete delle strutture antiviolenza - ha spiegato l'assessore al sociale Manuela Lanzarin - la Regione Veneto si è impegnata a finanziare con risorse proprie specifici progetti di "uscita dalla violenza" per le donne già accolte e prese in carico dalle strutture. I fondi saranno ripartiti tra i 22 centri antiviolenza (12.500 euro ciascuno, integrati da ulteriori 1.560 euro per ogni sportello decentrato attivo nel territorio) e le 22 case rifugio (13mila euro ciascuna) e sono finalizzati a sostenere le spese per specifici progetti di autonomia: contributi per canone di locazione, corsi e stage di formazione e aggiornamento professionale, attivazione di tirocini, borse lavoro e forme di inserimento lavorativo, spese di trasporto e per servizi che aiutino le donne con figli a conciliare tempi di vita e di lavoro».

Lo scorso anno, quasi 8.500 donne si sono rivolte ai centri antiviolenza del Veneto per ricevere informazioni, fare una segnalazione o avere un consiglio. Di queste, 2.373 (280 in più rispetto al 2017) sono state prese in carico con percorsi di affiancamento, assistenza e protezione.
I percorsi delle donne presso i centri antiviolenza durano in media un anno e mezzo. Quelli di ospitalità e reinserimento nelle case rifugio durano in media circa tre mesi e nel 50% dei casi consentono alle donne di acquisire una loro autonomia. «Con questa assegnazione mirata ai progetti in corso quest'anno - ha concluso l'assessore - intendiamo sostenere sportelli, centri antiviolenza e case rifugio nelle iniziative volte ad accompagnare le donne prese in carico verso la riconquista della loro indipendenza e di una vita normale. Una volta superata la fase emergenziale della denuncia e della violenza, agita o minacciata, il reinserimento e il ritorno alla normalità devono essere l'orizzonte di ogni intervento di contrasto del fenomeno e di messa in sicurezza delle vittime, compresi i figli minori coinvolti».

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