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Foto di repertorio

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Inquinamento da Pfas, colpe non accertate e la Miteni non paga

Respinta la richiesta della Regione Veneto di farsi risarcire quasi cinque milioni di euro spesi per l'emergenza. Pronta l'opposizione dell'avvocatura regionale

Sulla contaminazione da Pfas delle acque venete, la giustizia ordinaria non ha (ancora) riconosciuto le colpe dell'azienda Miteni. Per questo non è stata accettata la richiesta della Regione Veneto di essere ammessa al passivo del fallimento per quasi cinque miilioni di euro per le spese sostenute dall'ente regionale a seguito dell'inquinamento. Una decisione contro cui la Regione Veneto è pronta ad opporsi, mentre per l'azienda di Trissino si avvicina il cambio di proprietà, dopo il fallimento dichiarato a fine 2018.

Con un atto attualmente in corso di istruttoria e di redazione - ha spiegato l'avvocatura regionale - la Regione Veneto sta predisponendo l'opposizione al provvedimento con cui la sezione fallimentare del Tribunale di Vicenza ha in parte escluso le richieste di riconoscimento nel passivo della Miteni delle spese sostenute dalla Regione in relazione all'inquinamento ambientale causato dai Pfas prodotti nello stabilimento di Trissino.

La motivazione del rifiuto da parte del tribunale vicentino è il mancato riconoscimento del nesso di causalità tra l'attività della Miteni e l'inquinimento. Un nesso che non è stato riconosciuto da nessun tribunale, ma che la Regione Veneto intende dimostrare con la sua opposizione. «La Miteni in anni recenti ha concorso, con le precedenti proprietà dell'impianto, a creare l'inquinamento dell'area e della falda idrica sottostante», ha dichiarato l'avvocatura regionale.

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