Se andare in biblioteca oggi può costarti il penale

Tra gli effetti collaterali della pandemia, uno riguarda da vicino le biblioteche

Biblioteca Arturo Frinzi a Verona - immagine dalla mostra "Trenta: biblioteca Frinzi 1987-2017"

Viviamo tempi interessanti, tanto interessanti che oggi una di quelle attività così poco di moda e scarsamente sexy come l'andare in biblioteca, è diventata foriera di potenziali problemi giudiziari. Tutto discende con la naturalezza dell'acqua che scorre in un fiume, dall'orginaria ed inevitabile ossessione collettiva che, ormai da quasi un anno, accompagna le nostre giornate: la pandemia, il virus, i contagi e la doverosa necessità di contrastarne la diffusione. Così, ad oggi, anche frequentare le biblioteche, nello specifico le biblioteche universitarie a Verona (ma non saranno di certo le uniche in Italia e nel mondo), è un'attività che ha dovuto essere sottoposta ad un preciso protocollo.

Per le biblioteche dell'università di Verona tornano gli orari estesi, ma restano le precauzioni anti coronavirus

Lo ha ricordato in queste ore la stessa Biblioteca Arturo Frinzi di Verona che in una breve nota pubblicata sui social evidenzia quanto segue: «L'8 ottobre 2020 l'Unità di crisi dell'Università di Verona si è riunita e ha pubblicato un documento consultabile qui: https://www.univr.it/unita-di-crisi-covid-19. Al punto 7 si legge: "Per quanto riguarda le biblioteche Frinzi, Meneghetti e Santa Marta, si ricorda che l'accesso alle sale è consentito a docenti, studenti, personale TA, e a tesisti, dottorandi, assegnisti e borsisti dell’Ateneo, previa prenotazione tramite App Affluences, secondo le modalità descritte nella pagina web delle Biblioteche. Si ricorda, altresì, che la prenotazione è personale e non cedibile"».

Fortunatamente, e provvidenzialmente poiché fino a prova contraria non sussiste ad oggi alcun obbligo di legge che imponga di essere possessore di uno smartphone su cui installare delle App, il sistema di prenotazione obbligatoria di «accesso e permanenza» nelle biblioteche universitarie sopracitate, funziona anche nelle sua versione web, fruibile tramite un browser qualsiasi al seguente link: https://www.affluences.com/sites?categories=1. Curioso ed al contempo degno di attenzione è quindi il prosieguo della nota diffusa dalla Biblioteca Arturo Frinzi di Verona: «Nel caso in cui, - si legge nella comunicazione ufficiale - a seguito di controlli a campione con richiesta di esibizione di un documento di identità, si riscontrasse che uno studente ha ceduto la propria prenotazione a qualcun altro, lo studente che ha effettuato la prenotazione verrà segnalato al consiglio di disciplina».

Insomma, la compravendita od anche il semplice "baratto" o cessione senza fini di lucro della propria prenotazione per accedere alle biblioteche universitarie sono rigorosamente vietati e, anzi, nel caso venga scoperta una di queste attività illecite può portare il reo dritto dinanzi al «consiglio di disciplina» (cosa che ovviamente non auguriamo a nessuno). Sia ben chiaro, tutto ciò è con ogni evidenza perfettamente giustificato, deduciamo, ai fini della tracciabilità dei contatti nel caso un soggetto positivo al virus Sars-CoV-2 si scopra abbia frequentato la tal o talaltra biblioteca e, dunque, si renda necessario ricostruire, mappare e identificare i potenziali suoi contatti, così da sottoporli all'isolamento fiduciario come eventualmente disposto dall'autorità sanitaria competente.

Attenzione, tuttavia, perché si rischia ben altro dal semplice trovarsi a confronto con il «consiglio di disciplina» nel caso in cui «si riscontrasse che uno studente ha (sic) ceduto la propria prenotazione a qualcun altro». A ricordarlo e sottolinearlo è ancora una volta la stessa breve nota della Biblioteca Arturo Frinzi: «Tale condotta - viene specificato - non solo costituisce un illecito disciplinare sanzionabile da parte dell’Ateneo, ma può avere altresì rilevanza dal punto di vista penale, ai sensi dell’art. 615 quater c.p. (Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici) e dell’art. 494 del codice penale (Sostituzione di persona)». 

Post Facebook Biblioteca Arturo. Frinzi - Verona 29 ottobre 2020

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