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Quadrante Europa, 60 lavoratori scioperano: fermi i treni di autovetture

Lo ha annunciato la Filt Cgil Verona, la quale spiega che a scatenare la protesta sarebbe stato il passaggio dalla società committente ad un altra, che non assicurerebbe i posti di lavoro e le condizioni contrattuali

L'area del Quadrante Europa

Uno sciopero ad oltranza è stato indetto giovedì mattina, da 60 lavoratori di una cooperativa che si occupa dello scarico e carico di autovetture dai treni alle bisarche, che sta tenendo fermi al Quadrante Europa diversi treni (almeno tre) di automobili provenienti dal Nord Europa.

A riferirlo è la Filt Cgil Verona, la quale spiega che ad accendere la miccia della protesta sarebbe stata la «decisione della società committente, la Bertani Autotrasporti, di passare l’appalto di tali lavorazioni di carico e scarico dalla cooperativa attualmente operante ad una società di capitali che, a dispetto di quanto previsto dalla normativa attuale, non assicura il mantenimento dei posti di lavoro né il mantenimento delle condizioni contrattuali».

La proposta, avanzata al tavolo sindacale da committenti e dalla società che dovrebbe subentrare alla cooperativa a partire dal 1° marzo 2020, prevederebbe infatti il licenziamento di 20 lavoratori su 60. Inoltre ai 40 lavoratori rimanenti verrebbe applicato un contratto di somministrazione e non più un contratto di lavoro subordinato.

Si tratta di una proposta irricevibile sia per i lavoratori, che compattamente hanno dichiarato questo sciopero ad oltranza, sia per il sindacato - spiega Raffaello Fasoli, segretario generale della Filt Cgil trasporti -. Il contratto nazionale dei trasporti sottoscritto il 3 dicembre 2017 è chiarissimo nel regolare il fenomeno dei cambi di appalto, prescrivendo che esso possa avvenire a patto di mantenere inalterati i livelli occupazionali e le condizioni contrattuali, cosa che in questo caso non si verifica.

Non abbiamo evidenze nemmeno per quanto attiene il presunto calo di fatturato accusato dalla società committente dall’inizio dell’anno - prosegue Fasoli -. In ogni caso la risposta ad eventuali difficoltà di mercato non può essere rappresentata dai licenziamenti. A fronte di documentate e condivise criticità, come sindacato siamo disposti a fare la nostra parte, partendo però dal presupposto della piena occupazione e del mantenimento delle condizioni contrattuali. Invitiamo pertanto la committenza a rivedere le decisione e a sedersi al tavolo di contrattazione.

Sul campo la situazione sarebbe particolarmente critica: da giovedì mattina i treni non vengono scaricati e le bisarche non partono verso i concessionari. Altro particolare: in ottemperanza alle cautele sanitarie prescritte dall’emergenza Coronavirus, la protesta non si è espressa in forma di presidio ma come pura astensione dal lavoro.

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