Provolo, Businarolo scrive a Zenti: «Chiedete scusa alle vittime degli abusi»

«I fatti argentini ci sbattono in faccia l’attualità delle denunce di diversi ex ospiti dell’Istituto per l’educazione dei sordomuti di Verona», ha scritto la Presidente della Commissione Giustizia della Camera

Francesca Businarolo - Immagine d'archivio

«Mi rivolgo a Monsignor Zenti e a tutte le Autorità ecclesiastiche cittadine: vi prego, chiedete scusa alle vittime degli abusi dell’Istituto Provolo, chiudiamo questa ferita inflitta a loro e alla città». Così inizia la lettera aperta della Presidente della Commissione Giustizia della Camera Francesca Businarolo, scritta all’indomani della condanna a pesanti pene detentive da parte di un Tribunale argentino, nei confronti di due sacerdoti delle sedi dell’Istituto Provolo di Mendoza e La Plata, di cui uno italiano, padre Nicola Corradi, ora agli arresti domiciliari dopo essere stato ritenuto responsabile di episodi di violenza, per gravi e ripetuti abusi sessuali su bambini e minori sordi o ipoacusici.

I fatti argentini – scrive la deputata M5S - ci sbattono in faccia l’attualità delle denunce di diversi ex ospiti dell’Istituto per l’educazione dei sordomuti di Verona, nato nella nostra città e rimasto attivo per un secolo e mezzo: allora bimbi disabili, poi diventati adulti furono in grado di sentire e parlare grazie a speciali supporti, dunque capaci di ricordare e denunciare gli abusi subiti. È lecito pensare che al Provolo sia esistito un buco nero nel quale è stata affogata la dignità di tanti bambini, un orribile “sistema collaudato” di abusi, con vittime preferenziali, i sordomuti, che non erano in grado di difendersi o di andare a raccontare quanto accadeva. Ed è lo stesso motivo per cui, anche a Verona, gli abusi sono emersi con decenni di ritardo.

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La dolorosa vicenda non riguarda solo quei bimbi né il tempo lontano nel quale sarebbero accaduti quei fatti ma si impone ancora oggi sulle coscienze di tutti noi, se non vi sarà un atto di riparazione. Non mi riferisco a nessun aspetto giudiziario, né posso intervenire sul recente rifiuto da parte di un Tribunale di Venezia di estradare don Eliseo Pirmati, veronese e sospettato dai giudici d’oltreoceano di gravissime violenze su un minore ospite di un distaccamento argentino del Provolo. Non sono un magistrato, parlo e agisco come una cittadina che respinge l’eredità collettiva di una storia sulla quale è caduto un silenzio insopportabile.Ora io chiedo a voi, autorevoli rappresentanti di una Chiesa che Francesco vuole nuova e trasparente, e che proprio qui, a Verona, avete istituto una commissione e avviato un serio impegno per ridare vita ad una Chiesa rinnovata, di non dimenticare le vittime del Provolo. Non diteci che non ci sono sentenze. Il diritto farà il suo corso. Noi abbiamo bisogno di un atto di coraggio, di una parola di scuse verso le vittime. Solo così i fantasmi del Provolo non ci tormenteranno e noi saremo una comunità migliore.

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