Processo Miteni. Arpav tra le parti civili. D'Incà: «Segnale incoraggiante»

«Nel 2013 Arpav aveva identificato nel sito dell’azienda la principale causa dell’inquinamento nella produzione di sostanze perfluoroalchiliche», ha ricordato l'Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto

Pfas, la cartine delle aree contaminate - Immagine di repertorio

Anche Arpav ha deciso di costituirsi parte civile nel processo che coinvolge Miteni, Mitsubishi Corporation Inc. e International Chemical Investor S.E., per l'inquinamento da Pfas che ha coinvolto le province di Vicenza, Verona e Padova. 
Ad annunciarlo è stata la stessa Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto, dopo l'udienza che si è tenuta lunedì dinnanzi al giudice preliminare del tribunale penale, che aveva formalizzato la domanda lo scorso novembre tramite l’avvocato Fabio Calderone, del foro di Padova.

Soddisfatto il direttore generale Arpav, Luca Marchesi. L'Agenzia nel frattempo ha fatto il punto sulla situazione con una nota. 

L’azienda (Miteni, ndr) è imputata per aver concorso all’avvelenamento della falda acquifera destinata al consumo umano nel sottosuolo dell’azienda e delle acque superficiali e potabili, nonché di aver provocato il relativo disastro ambientale.

Oltre ad Arpav sono state accolte anche le richieste di altre istituzioni pubbliche, fra cui la Regione del Veneto e la Provincia di Vicenza e numerosi Comuni del territorio. Sono state accolte le istanze volte a far entrare nel processo, quali responsabili civili, due multinazionali, la giapponese Mitsubishi Corporation Inc. e la lussemburghese International Chemical Investitors S.E.

Nel 2013 Arpav aveva identificato nel sito dell’azienda la principale causa dell’inquinamento nella produzione di sostanze perfluoroalchiliche. L’ingente attività tecnico scientifica svolta dall’Agenzia in tutti questi anni a presidio dell’inquinamento da Pfas ben oltre i compiti istituzionali è oggetto della richiesta di risarcimento al momento quantificata in oltre sette milioni di euro, oltre al danno all’immagine.

La prossima udienza è fissata per il 23 marzo.

Sulle ammissioni delle parti civili al processo si è espresso con soddisfazione anche Federico D'Incà, Ministro per i Rapporti con il Parlamento

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Sui Pfas chiediamo da sempre la verità ed è giusto che i cittadini siano a conoscenza dei reali danni di queste sostanze. La decisione del Gup di Vicenza di ammettere tutte le parti civili al processo, è un segnale importante e incoraggiante per fare piena luce su questa vicenda che coinvolge il Veneto, ma che rappresenta un caso unico per gravità, su tutto il territorio nazionale. La magistratura farà certamente il suo percorso. Accanto alle istituzioni, che devono però perseguire sempre di più politiche di sostenibilità, controlli stringenti, l’educazione ambientale, senza limitarsi a dire 'chi ha sbagliato paghi'.

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