Presidio degli studenti in piazza: «Questa non è la scuola che vogliamo»

È stato organizzato dalla Rete degli Studenti Medi di Verona. La coordinatrice Camilla Velotta: «Viviamo in un limbo di insicurezze, dalla mancanza di socialità ai dubbi sulla maturità»

Questa mattina, 7 novembre, in Piazza Bra a Verona, la Rete degli Studenti Medi ha organizzato un presidio in favore della didattica in presenza. Alla manifestazione hanno partecipato più di 50 tra studenti e studentesse critici nei confronti del sistema di didattica digitale imposto a chi frequenta le scuole secondarie di secondo grado. O meglio, vorrebbe frequentare, perché a causa delle limitazioni anti-Covid introdotte dai dpcm, i ragazzi sono costretti a seguire le lezioni da casa.

Nel mirino dei manifestanti la gestione della pandemia e le priorità del Governo e della Regione Veneto. «Si sacrifica sempre la scuola, il mondo dell'istruzione e della cultura - dicono - non si cerca mai un confronto con i più giovani e si finisce per imporre metodi inefficaci».

«In un momento così critico e delicato è assurdo non volersi confrontare con tutte le parti interessate - ha dichiarato la coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Verona Camilla Velotta - Questa non è la scuola che vogliamo. Viviamo in un limbo di insicurezze, dalla mancanza di socialità ai dubbi sulla maturità. Il rientro a scuola non è stato ben gestito: dalla critica gestione dei trasporti degli scorsi mesi, all'insufficiente distribuzione di dispositivi per la didattica digitale integrata. La scuola deve essere una priorità, non si può andare avanti mettendo toppe, serve un progetto solido da strutturare insieme agli studenti».

E le critiche su trasporti, maturità e poca progettualità sul rientro si sommano al rifiuto della visione secondo cui sarebbero i ragazzi con la loro movida a diffondere il virus. «Non ci stiamo con questa narrazione paternalista e cieca - conclude Velotta - Affibbiare le colpe a noi giovani che, come ogni cittadino responsabile, abbiamo rinunciato per mesi ad un'istruzione di qualità è quanto meno irrispettoso. Siamo scesi in piazza oggi per far sentire la voce di tanti studenti che si sentono ignorati e dimenticati. Dobbiamo rimettere il mondo dell'istruzione al centro, non solo con investimenti mirati, ma soprattutto con nuovi progetti e un ripensamento completo della didattica e della scuola».

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