«Precarietà e pessime condizioni di lavoro» alla Zalando di Nogarole Rocca

La denuncia arriva dai sindacati Filt e Nidil della Cgil di Verona ed è stata ascoltata da alcuni parlamentari del PD che hanno presentato un'interrogazione al ministro Catalfo

Stabilimento Zalando di Nogarole Rocca

I sindacati Filt e Nidil della Cgil hanno avviato una campagna per la stabilizzazione dei precari e per il miglioramento delle condizioni di lavoro dei 1.500 lavoratori e lavoratrici dello stabilimento Zalando di Nogarole Rocca. Il sindacato dei lavoratori della logistica e quello dei lavoratori atipici stanno terminando un volantinaggio tra tutti i dipendenti. In questo modo cerca di informarli sul fatto che la legge fornisce alle start-up la possibilità di sforare il tetto del 27% di contratti atipici per il personale, ma tale deroga vale solo in presenza di un accordo sindacale, che a Zalando non ci sarebbe.

«Zalando doveva trasformare il territorio veronese nella capitale del fashion online e noi non vogliamo che diventi invece la capitale della precarietà - hanno dichiarato Raffaello Fasoli di Filt ed Elisa Cornacchiola di Nidil - Il territorio aveva accolto Zalando come portatore di un lavoro che si sapeva essere ripetitivo ma che si sperava poter essere dignitoso nonché aperto a possibilità di carriera. A pochi mesi dall'apertura del nuovo stabilimento di Nogarole Rocca, avvenuta lo scorso gennaio con l'invio del primo pacco, è già chiaro tuttavia che queste qualità sono destinate a restare soltanto un sogno per tantissimi lavoratori e lavoratrici veronesi. Contrariamente a quanto promesso, infatti, Fiege, il partner logistico di Zalando che gestisce lo stabilimento, continua ad assumere esclusivamente mediante agenzie di somministrazione con contratti di tre mesi che nella migliore delle ipotesi vengono rinnovati per altri tre mesi ma più spesso non vengono rinnovati senza fornire ai lavoratori alcuna motivazione. Il 100% della forza lavoro impiegata è assunta con contratto atipico, dunque precaria. Il turn-over, ovvero il ricambio occupazionale, è ingiustificatamente alto. Ci domandiamo se sia questo il modello di occupazione promesso al territorio e che tipo di valore aggiunto possa portare questa precarietà».
I due sindacalisti hanno inoltre evidenziato alcune condizioni di lavoro, definite «eccessive e ingiustificate». L'abbigliamento dei dipendenti, stando a quanto riportano, dovrebbe essere privo di tasche, borse e zaini verrebbero controllati agli ingressi e l'unico oggetto che pare sia consentito portare sul posto di lavoro è una bottiglietta trasparente che può essere riempita solo con acqua. Inoltre, non ci sarebbero distributori automatici e macchinette del caffè, ma la pausa pranzo è a carico dell'azienda.

E l'iniziativa dei sindacati è stata presa in considerazione anche dai parlamentari del Partito Democratico Alessia Rotta, Debora Serracchiani e Diego Zardini, i quali hano presentato un'interrogazione al ministro del lavoro Nunzia Catalfo. «La situazione all'interno del polo logistico della società Zalando di Nogarole Rocca è molto preoccupante poiché sia dal punto di vista contrattuale e delle assunzioni che delle condizioni di lavoro e delle libertà personali sembrerebbe che la realtà sia molto diversa dal progetto che era stato presentato dalla società agli enti territoriali e ai comuni della zona interessati. Per questo chiediamo un intervento urgente del ministro che verifichi come mai ci sia stato un cambiamento di strategia cosi radicale e prenda subito iniziative in tal senso».

Anche Anna Maria Bigon, candidata alle Regionali del 20-21 settembre per il Partito Democratico, è intervenuta sulla questione chiedendo che sia fatta chiarezza sulle assunzioni del colosso dell’e-commerce nell’hub di Nogarole Rocca, gestito da Fiege. 
«Il nostro territorio ha bisogno di buona occupazione, non di precarietà fatta di contratti a termine non rinnovati e condizioni di lavoro durissime. E Zalando non può essere certo un’eccezione.
Assunzioni avvenute tramite agenzie interinali che avrebbero dovuto essere di sei mesi con rinnovo e successiva trasformazione in contratti a tempo indeterminato: invece dopo tre mesi molte persone si sono ritrovate a casa, ufficialmente per diminuzione dei volumi di lavoro. In realtà sono state rimpiazzate, aggiungendo precarietà a precarietà. Ci vengono segnalate situazioni particolarmente critiche: persone dello stesso nucleo familiare assunte e poi licenziate, chi è stato lasciato a casa prima della scadenza del contratto e adesso si trova con un affitto da pagare ma senza lo stipendio. A ciò si aggiungono le difficili condizioni di lavoro all’interno del centro, con tempi e ritmi durissimi. Investire sul territorio è positivo, ma non può far rima con sfruttamento: i diritti e la dignità delle persone devono essere rispettati».

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