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Pm10, limite sforato 54 volte a Verona: riscaldamento dei condomini nel mirino

È l'Ordine degli Ingegneri scaligero a puntare il dito contro i vetusti impianti di numerosi edifici del capoluogo: «È urgente procedere ai controlli, verificando che vengano rispettate le normative vigenti»

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«L'inquinamento ha più di un responsabile ma, in città come la nostra, oltre agli scarichi dei veicoli, uno dei principali nemici dell'aria è identificabile nel riscaldamento condominiale. Per questo è urgente procedere ai controlli degli impianti, verificando che vengano rispettate le normative vigenti relative alla contabilizzazione del calore, alla conduzione delle centrali termiche e all’utilizzo di generatori a pellet e a legna».

Andrea Falsirollo, presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Verona, commenta con una certa preoccupazione il dato dei 54 giorni di sforamenti dai livelli minimi di Pm10 consentiti dalla legge, registrati dal primo gennaio al 30 settembre, e ricorda che, da luglio, possono iniziare le ispezioni sulla contabilizzazione del calore, dopo che sono trascorsi ormai due anni dal giugno del 2017, data entro cui i condomini con riscaldamento centralizzato o teleriscaldamento avrebbero dovuto mettersi in regola.

Secondo quanto riporta Il Sole 24 ore la copertura, proprio nelle zone di maggiore interesse per motivi climatici, non supera il 50%.

La competenza in questa materia è delle Regioni che solo da poco si sono organizzate con i registri e, a parte l’Emilia Romagna e la Toscana che hanno optato per una gestione centralizzata, le altre regioni hanno scelto di affidarli ai Comuni con più di 40.000 abitanti. In Veneto, nello specifico, i controlli sull’1.7 milioni dei condomini sono demandati a 16 comuni sopra i 30.000 abitanti, tra cui il nostro.

«La provincia di Treviso ha iniziato accertamenti severi, quella di Vicenza ha aperto un bando per verificatori. Qualcosa si muove anche a Venezia e Padova, ma nella nostra città il Comune sta ancora decidendo se affidare i controlli al personale interno o se appoggiarsi a società esterne», evidenzia Falsirollo. «Per ora, in attesa di affidare l'incarico, gli uffici comunali preposti al controllo degli impianti si limitano a delle verifiche documentali, ma non è sufficiente. Il vero contrasto all'inquinamento parte proprio da monitoraggi serrati. Va capito se tutti i condomini hanno installato i sistemi di contabilizzazione, quanti siano ancora indietro, se sia rispettata la temperatura all’interno degli edifici, altro dato che ha il suo peso sull’inquinamento, e se i generatori a pellet e a legna installati siano quelli previsti da normativa. Preciso che la contabilizzazione, anche se non riduce i consumi, tuttavia rende consapevoli e responsabili gli utenti sui propri consumi, rendendoli più virtuosi. Forse l’impatto maggiore si ha proprio da questa consapevolezza».

Se, parlando di smog, l'associazione mentale più immediata è quella con le auto, Falsirollo evidenzia che la soglia limite dei 50 microgrammi per metro cubo d'aria è stata superata a gennaio, febbraio e marzo, ossia nei mesi in cui gli impianti di riscaldamento funzionano a pieno regime, insieme alle stufe a pallet e a legna.
«Di certo anche il clima stagionale fa la sua parte, ma è evidente che il problema non deriva dai negozi, che in prevalenza funzionano a pompa di calore, ossia a elettricità. Quest'ultimi non producono un inquinamento diretto, ma uno spreco energetico. Nulla a che fare quindi con le Pm10, che vengono prodotte piuttosto dalle auto e, appunto, dal riscaldamento generato dalle caldaie».
La conferma arriva anche dai dati sugli anni passati. Se nel 2018 i superamenti della soglia limite di pm10 sono stati 49, e nel 2017 hanno riguardato ben 76 giorni, i mesi di massima incidenza sono sempre quelli invernali, in particolare dicembre.

«La proposta dell’assessore Ilaria Segala di chiudere le porte dei negozi, può avere un vantaggio nel risparmio energetico e contribuisce a promuovere una cultura più attenta all'ambiente – insiste il presidente degli Ingegneri - però ci si dovrebbe concentrare maggiormente sui condomini, aumentando i controlli nei loro confronti con l’obiettivo primario di renderli il più vicini possibile alle normative vigenti.
A Verona il 45% della popolazione vive in condominio, ma il 62,3% degli alloggi è stato costruito prima del 1970 e quindi con caratteristiche molto lontane dalle attuali normative sia antisismiche che energetiche. Gli impianti di riscaldamento nella maggior parte dei casi non sono dei più moderni. Una caldaia a condensazione è molto più efficiente e potrebbe arrivare a consumare fino al 40% in meno di combustibile rispetto a una caldaia di vecchia generazione installata decine di anni fa».

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