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Caso del piccolo Marco, Verona come Bibbiano? Il Comune querela

L'amministrazione comunale scaligera ha deciso di querelare per diffamazione l'avvocato Francesco Miraglia,il quale aveva paragonato la delicata vicenda del bimbo veronese di tre anni a quanto successo a nel comune emiliano

Bertacco e Sboarina

L'amministrazione comunale di Verona ha deciso di querelare per diffamazione l'avvocato Francesco Miraglia, legale della nonna del piccolo Marco, il bambino veronese di tre anni che dopo una lunga disavventura legale è tornato alla sua famiglia affidataria, con la possibilità di incontrare la nonna.
Nei giorni scorsi, dopo la sentenza della Corte d'Appello di Venezia che aveva revocato la condizione di adottabilità del bimbo, Miraglia aveva paragonato la delicata vicenda di Marco a quanto successo a Bibbiano. In più, l'avvocato aveva lasciato intendere che anche nel Comune di Verona ci sarebbero state procedure poco chiare.

Il fatto che qualcuno voglia strumentalizzare questa vicenda - ha detto il sindaco Federico Sboarina - accostando la nostra città ai fatti atroci e allucinanti avvenuti a Bibbiano è una cosa schifosa. Verona non c'entra nulla con quella realtà ed è strumentale e assolutamente inaccettabile che questo avvenga. Sfruttare la vicenda del piccolo Marco per farsi pubblicità significa dimenticare, o fingere di farlo, che l'obiettivo esclusivo dell'impegno di ciascuno deve continuare a essere il minore. Quindi, l'invito è di tornare ai punti fermi del nostro incarico, cioè quando si parla di piccoli e di bambini bisogna fare in modo di raggiungere il risultato lavorando duramente e in silenzio. L'accostamento di Verona ad altre realtà con risvolti tragici non può esistere in nessun caso. Chi dice il contrario, intanto lo deve dimostrare e poi, evidentemente, dovrà assumersi le responsabilità di una simile dichiarazione.

«È indecente - ha aggiunto l'assessore al sociale di Verona Stefano Bertacco - che ci sia qualcuno pronto a strumentalizzare questa storia, paragonandola a Bibbiano, perché non c’è nulla in comune tra le due. È vergognoso che ci sia chi lasci intendere che i nostri servizi sociali facciano affari con le cooperative. Per avere garanzia di massima trasparenza, i nostri servizi sociali applicano le regole dei bandi europei sopra soglia, anche quando le cifre sono inferiori. Ognuno qui è abituato a lavorare in silenzio e a risolvere i problemi. Ed è quello che abbiamo fatto anche nel caso del piccolo Marco, che seguiamo fin da quando aveva pochi mesi».

Per comprendere i ruoli della complessa vicenda, il Comune di Verona ha evidenziato che è il Tribunale dei Minori a chiedere la valutazione delle capacità genitoriali ed è il Consultorio familiare dell'Ulss a realizzarla. Nello specifico, il Consultorio dell'Ulss ha il compito di rilevare gli elementi sui quali la famiglia può lavorare. I servizi sociali, successivamente, hanno il compito di definire il progetto di tutela del minore.
Nella vicenda del piccolo Marco, il Tribunale dei Minori ha disposto la valutazione della capacità genitoriali al Consultorio nel febbraio 2016 e nel marzo 2017 i servizi sociali hanno inviato la valutazione del Consultorio al Tribunale dei Minori. Non essendo i servizi sociali titolari delle valutazioni vicarianti, affidate come da protocollo operativo al Consultorio, una volta ricevuta la relazione la devono trasmettere al Tribunale. Nel novembre 2017, il Tribunale dei Minori ha affidato un nuovo incarico al Consultorio per realizzare una valutazione anche personologica dei nonni e nel settembre 2018 il Tribunale dei Minori, con decreto, ha dichiarato l'adottabilità del bambino, mantenendo il minore in ambiente etero familiare protetto e sospendendo i contatti con la nonna. Un mese dopo, un decreto del Tribunale ha stabilito il passaggio alla nuova famiglia a rischio giuridico (per adozione) attraverso un ambiente neutro, rigettando le ragioni addotte dai servizi sociali per un passaggio attraverso la famiglia affidataria. Il 13 dicembre 2018, il piccolo Marco è stato trasferito in comunità e dopo due mesi il Tribunale dei Minori ha autorizzato i contatti con la famiglia a rischio giuridico ed ha stabilito l'interruzione dei rapporti con quella affidataria. Un'autorizzazione che cozza con una successiva ordinanza della Corte d'Appello, la quale ha stabilito l'allargamento dei contatti con la famiglia affidataria.
«Come sindaco, come amministrazione e come servizi sociali - ha detto il sindaco Sboarina - abbiamo lavorato in questi mesi con un solo obiettivo, l'unico per cui tutti devono adoperarsi cioè il benessere del bambino e la sua affidabilità affettiva. Invece, lo scorso febbraio, Tribunale dei Minori e Corte d’Appello hanno preso nel giro di pochi giorni due decisioni diametralmente opposte sulla vicenda. Io stesso ho segnalato il fatto al ministro di giustizia Bonafede e ho chiesto l'ispezione su questa assoluta incongruenza».
«Posso assicurare - ha concluso l'assessore Bertacco - che in tutti gli incartamenti, in tutte le relazioni dei nostri assistenti sociali e psicologi non c’è una riga che metta in dubbio le capacità genitoriali dei nonni. C'è, invece, una relazione redatta dal Consultorio dell’Ulss, in seguito alla quale, il Tribunale stabilisce lo stato di abbandono del minore e la sua adottabilità. A seguito di ciò, noi abbiamo provato di tutto affinché, nel percorso di avvicinamento ai nuovi genitori, il piccolo potesse rimanere alla famiglia affidataria, ma il Tribunale ha stabilito il trasferimento in comunità. Ricordo che, proprio per denunciare l'ingiustizia perpetrata nei confronti del piccolo Marco, io stesso presentai un'interrogazione parlamentare. A fronte di tutto questo, è evidente come sia assolutamente vergognoso paragonare la vicenda del piccolo Marco a quanto avvenuto a Bibbiano. Ma se c’è un lato positivo in quello che è accaduto a Bibbiano è aver messo in luce un sistema che fa acqua da tutte le parti e che va profondamente rivisto. Insieme ad altri miei colleghi parlamentari, ho già depositato un disegno di legge per l'abolizione del Tribunale dei minori e per l'istituzione del Tribunale della famiglia in ogni città. L'auspicio è che questi chiarimenti servano per mettere la parola fine sulla vicenda del piccolo Marco, che ci ha toccato tutti da vicino».

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