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Piccolo Marco torna a casa, consulente della famiglia: «Un caso raro»

Vincenza Palmieri è contenta per la sentenza che ha permesso al bimbo veronese di tre anni di tornare dai nonni, ma attacca: «Non sempre le consulenze tecniche d'ufficio funzionano»

Foto generica di repertorio

Come consulente della famiglia, il mio lavoro consisteva nel tutelare i nonni ma, allo stesso tempo, il piccolo Marco, contro chi voleva ancora tramare, monitorare, diagnosticare all'interno di un sistema, quello dei servizi territoriali, che aveva creato quella condizione e si ostinava a perpetrarla. Ma la richiesta di riforma del sistema dei servizi sociali pare oggi ancora più urgente e necessaria, per dare dignità a tutti.

È piena di gioia, Vincenza Palmieri, per la sentenza della corte d'appello che ha stabilito che il piccolo Marco fosse affidato ai nonni. Del bimbo veronese di tre anni si è cominciato a parlare dalla scorsa festa di Santa Lucia, quando il bambino era stato portato via dalla famiglia che lo aveva avuto in affidamento per essere dato in adozione.
Marco, nome di fantasia, subito dopo la nascita era stato allontanato dalla madre tossicodipendente ed era stato collocato in affido prima presso i nonni materni e poi in una famiglia giudicata idonea, pur mantenendo contatti costanti con la famiglia d'origine. La possibilità di una futura adozione che affidasse il bambino ad una nuova famiglia ha fatto scattare una mobilitazione che ha coinvolto politici veronesi, ma anche semplici cittadini che si sono uniti attorno allo slogan: «Io sto con il piccolo Marco».
La vicenda giudiziaria è stato risolta attraverso una consulenza tecnica d'ufficio, ordinata dal giudice. Compito di questa consulenza sarebbe stato quello di stabilire quale fosse la soluzione migliore per il bambino. «È uno dei rari casi in cui la consulenza tecnica d'ufficio ha funzionato - ha commentato Vincenza Palmieri - Le parti sono state ascoltate e rispettate. Tutti hanno trovato uno spazio dialettico di confronto. Si sono vagliate le possibilità, analizzati i documenti e prese posizioni articolate. Soprattutto, fatto ancor più raro, c'è stata una condivisione con il tutore del minore, che è stato attento al supremo interesse del piccolo. Parliamo di fatto raro perché sappiamo bene che le consulenze tecniche d'ufficio sono spesso una emanazione di poteri forti e connivenze all'interno dei territori. Sappiamo che i tutori dei bambini, differentemente da questo caso, spesso sono in contrasto o in polemica con i difensori della famiglia. In questo caso, invece, ha prevalso il desiderio di analizzare i fatti, senza lasciare spazio ai pregiudizi. La verità, dunque, è stata presentata al giudice, senza alcun costrutto artificiale e soggettivo. Questo bambino, quindi, è tornato a casa dai suoi nonni».

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