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Nuovo piano alluvioni, per l'Ordine degli Ingegneri è «troppo restrittivo. Rischio di stop per le riqualificazioni»

L'ordine professionale di Verona non guarda di buon occhio al nuovo piano, temendo possibili ripercussioni economiche. Considerazioni che non trovano d'accordo Michele Bertucco, consigliere comunale per Verona e Sinistra in Comune

Si amplia la mappatura delle aree a rischio idraulico, e il rischio è che siano bloccate o comunque compromesse parecchie riqualificazioni di siti industriali o nuclei produttivi. È quanto sostiene l'Ordine degli Ingegneri di Verona, che sottolinea come la zona più a rischio nella nostra città sia quella di Borgo Venezia, «finora mai prima sottoposta a nessun vincolo idraulico».
La novità è inserita nel Piano di gestione del rischio alluvioni che, in base a indicazioni europee, è stato aggiornato il 21 dicembre dalla Conferenza Istituzionale Permanente dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali.
Fra alcuni giorni il piano sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma per l'Ordine non vi è una sufficiente coscienza tra cittadini, costruttori e addetti del settore.

«Si tratta di un Piano sovraregionale che coinvolge Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino alto Adige e che avrà inevitabili conseguenze anche sul territorio scaligero», evidenzia Marco Giaracuni, ingegnere e coordinatore della Commissione Urbanistica dell’Ordine degli Ingegneri. «L’effetto più immediato sarà quello di congelare l’attività edilizia e urbanistica di tutte le nuove aree assoggettate a rischio idraulico. In seconda battuta costringerà alla revisione se non all’annullamento della vasta mole di progettualità in itinere che per la complessità delle procedure burocratiche non è ancora stata autorizzata».
Da Marzana in giù, fino a Quinto, Poiano, Santa Croce, e Borgo Venezia le nuove limitazioni dovrebbero quindi farsi sentire in maniera importante, coinvolgendo almeno una decina i comuni pedemontani dell’est veronese, oltre a una vasta area del comune di Verona.
«È dagli anni '60, prima che il progno Valpantena venisse raddrizzato nel percorso, che a Borgo Venezia non si verificano esondazioni e criticità - fa presente Giaracuni -. Montorio era già prima a rischio esondazione, ma la superficie delle aree sottoposte a vincolo è aumentata e pure il Pestrino è sorvegliato speciale. Abbiamo fatto presente i dubbi sulla cartografia su cui si basa il piano, forse da rivedere, chiedendo pure che i progetti già in itinere possano essere portati a termine».

Negli ultimi mesi, prima dell’adozione del Piano, l’Ordine degli Ingegneri di Verona ha portato avanti una serrata campagna di informazione trai vari portatori di interesse, tra cui Comune, Provincia e Regione, nel tentativo di avvisare le autorità sulle ricadute che tale Piano avrebbe avuto sull’economia della regione.
Fa notare il presidente dell'Ordine, Andrea Falsirollo: «Grazie all’appoggio degli onorevoli Paolo Paternoster, Alessia Rotta, Paolo Tosato, è stato cercato un dialogo con il sottosegretario all’ambiente Vannia Gava e con Marina Colaizzi, segretario generale dell’autorità di bacino, ottenendo però solo alcune generiche rassicurazioni.
Anche il presidente della Provincia, Manuel Scalzotto, si è interessato molto, visto che il piano coinvolge alcuni Comuni dell’est veronese come Soave, Monteforte, Lavagno, San Martino Buon Albergo, Caldiero, Mezzane, San Bonifacio, Colognola ai Colli e Belfiore. «I comuni interessati dal piano avevano presentato una mole considerevole di osservazioni per il miglioramento della gestione del piano e sia il Veneto che il Friuli-Venezia Giulia erano contrari alla sua approvazione. L’imposizione dei nuovi vincoli avrà un impatto dirompente sull’economia dei territori coinvolti e sull'intera filiera delle costruzioni, in un momento in cui il sistema Italia punta proprio al rilancio del settore. Il nostro intento non è quello di mettere a rischio lo scopo per cui è nato il Piano Alluvioni, ma evitare che vengano annullati i progetti e gli investimenti effettuati sulla base del precedente Piano di Assetto Idrogeologico PAI».
Gli effetti più rilevanti ricadranno soprattutto sulle zone classificate a pericolosità idraulica media, come appunto Borgo Venezia.
Conclude Falsirollo: «Il nostro Ordine è disponibile a partecipare e accogliere gli incontri informativi che l'Autorità di bacino intende promuovere nei primi giorni del nuovo anno e la cui calendarizzazione, compatibilmente con l'evoluzione dell'emergenza sanitaria, verrà comunicata a gennaio. Ci auguriamo che ci sia margine di dialogo e di revisione dei vincoli».

Sul tema si è espresso anche Michele Bertucco, consigliere comunale per Verona e Sinistra in Comune, il quale non condivide le conclusioni di Giaracuni in merito alle ripercussioni sull'economia nella zona. 
«Come ricordato dal coordinatore della Commissione Urbanistica dell’Ordine degli Ingegneri Marco Giaracuni, il nuovo Piano anti alluvioni che l’Autorità di bacino distrettuale Alpi Orientali sta finendo di predisporre avrà forti ripercussioni anche sul territorio comunale cittadino in termini di frenare o addirittura arrestare la capacità edificatoria su molte aree a rischio in particolare a Marzana, Quinto, Poiano, Santa Croce, Borgo Venezia.
È pertanto necessario capire con precisione quali saranno gli effetti del Piano sulla programmazione urbanistica vigente e passata, individuando dettagliatamente quali sono o potrebbero essere le aree e gli abitati a rischio.
Appare del tutto sbagliato e fuori luogo lanciare l’allarme lanciato da Giaracuni sui “dirompenti effetti sull’economia” di questo nuovo piano, dal momento che il Piano non inventa nuovi vincoli ma va ad intervenire dove la precedente programmazione territoriale ed urbanistica aveva sottovalutato il rischio idraulico. Bisogna anche ricordare che la ripresa post pandemia non passa per la continuazione del consumo dissennato e scriteriato del suolo, seppur permesso dalla vigente legislazione regionale, ma dalla messa in sicurezza del territorio contro il rischio idro-geologico e dalla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.
Del resto Giaracuni risponde ad un partito, la Lega, che a lungo ha negato la portata dei cambiamenti climatici in corso, salvo poi tacere difronte ai danni a persone e cose prodotti da alluvioni ed eventi atmosferici violenti che si sono verificati anche nelle zone più insospettabili del territorio veronese e cittadino.
Proprio il 29 dicembre Legambiente ricordava che: “Anche il 2021 è stato un anno con impatti terribili in tutto il mondo e nel nostro Paese [...] questi numeri ci dicono quanto le città italiane abbiano bisogno di urgenti interventi di adattamento a un clima che rende piazze, strade e linee ferroviarie sempre più pericolose durante le piogge di forte intensità". Vogliamo continuare a far finta di nulla e consentire nuovi interventi edilizi in aree a rischio?
Nel mese di gennaio chiederò dunque la convocazione di una commissione consiliare nella quale affrontare il tema. Faccio presente che l'Autorità di bacino ha annunciato che “intende promuovere sul territorio alcuni incontri informativi” la cui calendarizzazione verrà comunicata proprio nel mese di gennaio. Il rischio idraulico va affrontato, l’esperienza ci insegna che è vietato nascondere la testa sotto alla sabbia».

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