Pfas, la Regione Veneto presenta il primo Piano di sicurezza dell’acqua

Si tratta di una sperimentazione partita dal sistema acquedottistico di Lonigo, che sarà estesa nei prossimi anni a tutti gli acquedotti del Veneto, con l'obiettivo di aumentare la qualità dell'acqua e tutelare la salute del consumatore

Immagine di repertorio

È stato presentato venerdì mattina a Venezia, nel corso di un evento organizzato da Viveracqua in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e Regione del Veneto, il primo Piano di sicurezza dell’acqua (PSA) del Veneto. Si tratta di una sperimentazione partita dal sistema acquedottistico di Lonigo, al centro dell’emergenza Pfas, che sarà estesa nei prossimi anni a tutti gli acquedotti del Veneto. L’obiettivo è aumentare la tutela della qualità delle acque dalla fonte al rubinetto e per garantire la salute del consumatore.

«La Regione del Veneto, sulla base dell’esperienza sviluppata in questi anni – ha sottolineato Francesca Russo, direttore della Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria -, è stata una delle prime regioni in Italia ad aver avviato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità per la sperimentazione riguardante la predisposizione di un Piano di Sicurezza dell’Acqua. L’ISS ha proposto, proprio alla luce dell’emergenza Pfas, di partire da un piano di sicurezza da riferire al sistema acquedottistico di Lonigo, che serve oltre 100.000 abitanti in 26 Comuni nelle province di Vicenza, Verona e Padova»

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L’analisi del rischio che permea la logica dei PSA pone l’attenzione ai controlli della qualità dell’acqua non solo all’interno del sistema acquedottistico, ma soprattutto alla prevenzione del rischio a monte, prima che possa avere conseguenze negative per l’acquedotto. I controlli verranno, quindi, fatti anche sul territorio, con particolare riguardo a ciò che potrebbe ripercuotersi sulle fonti di approvvigionamento, in modo coordinato fra tutti gli enti coinvolti e le società di gestione del servizio idrico.

Per quanto riguarda la qualità delle acque, Fabio Strazzabosco, Direttore dell’Unità Organizzativa Servizio Idrico Integrato e Tutela delle Acque, è intervenuto per illustrare quanto realizzato da Regione del Veneto, dal 2013 a oggi, per far fronte all’emergenza Pfas, mettendo in atto un piano che ha previsto la realizzazione di una nuova rete di acquedotti per portare acqua pulita alle zone contaminate.

«L’emergenza ci ha fatto acquisire, nostro malgrado, un know-how senza eguali a livello nazionale per estensione dei livelli informativi acquisiti, per territorio interessato, per numero di persone interessate nella propria sfera sanitaria – sottolinea Strazzabosco – ciò ha permesso anche di far maturare una diversa sensibilità al tema dei PSA a diversi livelli: la decisione della giunta regionale di anticipare, di fatto, l’adozione di questo strumento ne è la diretta conseguenza. Inoltre – conclude - la scelta di operare costantemente una sistematica messa a disposizione di informazioni territoriali, ambientali, sanitarie, ha dato un concreto segno di ciò che si intende per una gestione trasparente della cosa pubblica».

È utile ricordare che, per quanto riguarda gli acquedotti programmati per portare acqua potabile di buona qualità alle aree dei Comuni della “Zona Rossa” contaminate da Pfas, l’attività di progettazione e realizzazione stanno proseguendo secondo le direttrici principali individuate da Veneto Acque, dai Gestori del servizio idrico e dal Commissario delegato, Nicola Dell’Acqua, per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da Pfas delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova. Complessivamente la situazione delle opere commissariali del valore complessivo di 56,8 milioni di euro è la seguente:

  • condotta Monselice - Ponso - Montagnana: progetto di fattibilità approvato dalla commissione tecnica istituita dal Commissario delegato; in corso di redazione della progettazione definitiva - esecutiva;
  • nuovi pozzi di Cornedo/Valdagno e condotta di collegamento tra Brendola e Lonigo: progetto di fattibilità approvato dalla Commissione istituita dal Commissario; progetto definitivo – esecutivo della condotta Brendola - Lonigo approvato dal Commissario con Decreto n. 3 del 15.05.2019, attualmente sono in corso le procedure di indizione della gara d’appalto. Per quanto riguarda i pozzi di Cornedo e nella Valdagno è in corso la progettazione definitiva, sono già state fatte prove su qualità e quantità dell’acqua disponibile mediante pozzi-spia;
  • condotta Belfiore - Lonigo: progetto approvato dal Commissario con Decreto n. 2 del 23.01.2019, sono concluse le procedure di appalto; i lavori sono stati avviati il 30 maggio 2019;
  • nuovi pozzi in Comune di Belfiore: progetto definitivo approvato dal Comitato regionale VIA. In corso la Conferenza dei Servizi per l’approvazione definitiva dell’opera, le cui procedure termineranno entro il mese di giugno 2019. Si prevede che i lavori relativi a tutti gli interventi commissariali partano entro quest’anno, come previsto dal cronoprogramma del Commissario delegato, con conclusione entro 2020.

Veneto Acque ha, inoltre, provveduto a concludere il progetto di fattibilità dello stralcio Piazzola sul Brenta – Lonigo. Il progetto è in corso di presentazione al Ministero dell’Ambiente per le procedure di screening VIA nazionale; l’avvio dei lavori, per stralci, è previsto a partire dal 2021 e la conclusione dal 2023.

L'INFORMATIVA - Il 20 giugno la stessa Regione, tramite il Direttore dell’area tutela e sviluppo del territorio Nicola Dell’Acqua, ha chiesto all’Arpav di inviare al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rovigo una relazione in merito alla presenza del composto perfluoroalchilico cC6O4 rilevata nelle acque del fiume Po negli ultimi mesi.

«Dopo i dati registrati a marzo – spiega Dell’Acqua, – Arpav ci ha tenuti costantemente informati sui rilievi della presenza di cC6O4 nel Po. Ricevuta l’ultima relazione di monitoraggio, ho chiesto di fare una segnalazione in Procura, evidenziando che la sostanza non deriva dalle industrie che producono tali composti presenti nel territorio regionale del Veneto. E Arpav ha provveduto a consegnare la relazione».

La nota fa seguito ad una prima segnalazione, inviata successivamente ai primi rilievi che avevano destato allarme, e ripercorre le tappe della storia della presenza del composto, considerato Pfas di nuova generazione, nel territorio della Regione Veneto ed evidenzia come, lo scorso 4 marzo, un campionamento effettuato in provincia di Rovigo abbia rilevato la presenza del composto in concentrazione stimata di 65 nanogrammi per litro.

«La nostra preoccupazione – sottolinea ancora Dell’Acqua - è capire quali siano le fonti di inquinamento. Le indagini svolte escludono che la presenza di cC6O4 nel fiume Po possa essere attribuita a fonti presenti in provincia di Rovigo, come pure è escluso un collegamento idraulico o idrogeologico con il sito produttivo dell’ex-Miteni di Trissino».

Le attività di monitoraggio attivate sul fiume Po hanno evidenziato la presenza di cC6O4 in concentrazione rilevabile per la maggior parte dei campionamenti effettuati, ma va detto che, altresì, attualmente non esistono limiti ambientali per il cC6O4.

«Vorrei ricordare – conclude Dell’Acqua - che, in seguito ai dati rilevati a marzo, la Regione ha avviato controlli specifici relativi alla presenza di cC6O4 e, attraverso il gestore Veneto Acque, ha posto dei filtri nelle acque del Po. Questo a garanzia della salute di tutti i cittadini, dal momento che ancora non si conoscono le caratteristiche né gli effetti sulla salute di queste nuove sostanze. E che a livello nazionale, a differenza di quanto fatto dalla Regione del Veneto, non sono stati ancora posti limiti ambientali».

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