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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Ricerca scientifica da Padova: «I Pfas interferiscono con la Vitamina D»

Questa interferenza induce una ridotta risposta delle cellule delle ossa alla vitamina. E questo potrebbe favorire l'insorgere di malattie come l'osteoporosi

Oltre cinquecento esperti si sono riuniti mercoledì scorso, 25 settembre, a Padova, in un convegno presieduto dal professor Carlo Foresta, per discutere del frequente riscontro di ridotti livelli di Vitamina D in Italia. La stima è che l'80% della popolazione italiana sia carente di questa vitamina e sono sempre più evidenti e note le ricadute. La carenza di Vitamina D è una causa della osteoporosi ed è un fattore che associa molte patologie come malattie degenerative, come l'alzheimer, il parkinson, le patologie polmonari e il diabete.
La Vitamina D per l'80% si forma attraverso l'esposizione al sole ed è contraddittorio che nei paesi mediterranei come l'Italia e la Spagna si sia verificata una condizione generalizzata di ipovitaminosi D. Eppure, nonostante l'incredibile incremento nell'utilizzo di integratori di Vitamina D (passati dal 63° posto nel 2012 al 6° posto nel 2018 nella classifica dei farmaci più acquistati in Italia), le patologie correlate a bassi livelli di Vitamina D continuano ad aumentare.

Durante il convegno, i più importanti esperti di queste tematiche hanno discusso dei meccanismi che sono alla base delle patologie indotte dalla ridotta Vitamina D e dei risultati che si ottengono trattando i pazienti con le diverse formulazioni di Vitamina D. E sempre in quest'occasione, il professor Carlo Foresta, ordinario di endocrinologia all'università di Padova, ha esposto per la prima volta studi originali riguardanti la relazione tra inquinanti ambientali e Vitamina D.

Le ricerche condotte dal gruppo coordinato da Foresta e guidato dal professor Andrea Di Nisio hanno dimostrato che i Pfas interferiscono con il recettore della Vitamina D, inducendo una ridotta risposta delle cellule scheletriche alla Vitamina D stessa, che si manifesta con una minor mineralizzazione ossea. Questi risultati, oltre a chiarire i meccanismi attraverso i quali i Pfas interferiscono con l'attività della vitamina, suggeriscono un possibile ruolo per questi inquinanti nella patogenesi dell'osteoporosi.
I ricercatori hanno valutato la densità dell'osso in 117 giovani maschi di età compresa tra 18 e 21 anni esposti all'inquinamento da Pfas. «Confrontando i risultati con quelli ottenuti in un analogo gruppo di controllo di giovani non esposti a questo inquinamento - ha spiegato Foresta - è emerso che nei giovani esposti la densità minerale ossea era significativamente inferiore ai controlli. Questi risultati suggeriscono un'interferenza dei Pfas sullo sviluppo scheletrico, così come altri interferenti endocrini non considerati in questo studio. Nel 24% dei soggetti esposti si osservava infatti una maggior frequenza di osteopenia e osteoporosi, rispetto al solo 10% dei soggetti di controllo».
E i risultati di questa indagine sono stati pubblicati sull'importante rivista scientifica «Endocrine».

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