Pfas, M5S attacca Palazzo Balbi: «Zaia dia delle risposte sul problema»

Enrico Cappelletti, Manuel Brusco e Sonia Perenzoni, hanno tenuto una conferenza stampa sulla spinosa e delicata questione che tocca le province di Vicenza, Verona e Padova: «C'è una responsabilità politica enorme se l'inquinamento è arrivato a questa portata»

Enrico Cappelletti

«Zaia martedì, quando una giornalista gli ha anticipato di questa nostra conferenza stampa, ha dimostrato ancora una volta che sul tema Pfas non vuol rispondere, come se non stessimo parlando del caso di inquinamento più grave non solo in italia, ma in Europa e coinvolge un'area grande come il lago di Garda».
È Enrico Cappelletti, candidato alla presidenza per il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni regionali, ad intervenire sulla questione Pfas in una conferenza stampa che si è tenuta mercoledì pomeriggio e alla quale hanno partecipato anche i candidati M5S al consiglio regionale Sonia Perenzoni e Manuel Brusco.
«Non sono sorpreso che Zaia non risponda - ha proseguito Cappelletti -, eppure le risposte non sono tante e sono risposte non da dare a noi del Movimento 5 stelle, ma ai cittadini: a che punto è la messa in sicurezza dello stabilimento? Ci sono dei progetti di bonifica reali o non sono neppure considerati? Quando la regione ha autorizzato la sintesi della molecola GenX, altrettanto pericolosa rispetto a quelle dei Pfas, la cosa riguardava un'industria già attenzionata. Noi avevamo già fatto denunce pubbliche e stavamo disponendo denunce in procura e presentato interrogazioni parlamentari. Ebbene, perché in quella situazione la Regione ha ritenuto di dare quell'autorizzazione? Dal 2017 esiste in veneto il Piano di Tutela delle Acque, che all'articolo 111 comma 9, dice che se in vicinanza di una fonte acquifera vi siano impianti potenzialmente inquinanti, vanno rimossi. Perché non è stato fatto? Perché Zaia non risponde a queste domande? C'è una responsabilità politica enorme se l'inquinamento è arrivato a questa portata».

La parola poi è passata a Manuel Brusco, che ha duramente contestato lo stop ai cantieri di realizzazione delle opere utili a portare acqua pulita nelle zone contaminate delle province di Vicenza, Verona e Padova: «I lavori di bonifica dell'area Miteni sono rimasti fermi a causa dell'emergenza Covid? Ma stiamo scherzando? I cantieri pubblici di quel tenore non sono mai stati fermati e la prova è la continuazione dei lavori della vicina Pedemontana. È più importante una superstrada che la salute dei veneti? Due mesi e mezzo fa avevamo organizzato una conferenza stampa per chiedere lumi a Zaia sull'autorizzazione alla produzione del GenX e sullo stato di avanzamento lavori messa in sicurezza del sito di Trissino. Solo una risposta tutta politica da parte dell'assessore Bottacin che ributta la palla altrove, parlando di assenza di limiti di legge. Ci dicano invece perché hanno autorizzato la produzione di nuovi composti chimici che comunque non sarebbero ricompresi nei limiti. Ci dicano che fine hanno fatto 7000 carotaggi annunciati da Zaia, così come le azioni di bonifica. Sono passati 4 anni». 

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Ultima ad intervenire, Sonia Perenzoni ha rinnovato la richiesta di una maggiore trasparenza sullo stato dei lavori: «Zaia ci accusa di fare speculazione politica, sulla questione Pfas, ma invece avanziamo rilievi e proposte di grande chiarezza. Ad esempio: per tranquillizzare la popolazione, Miteni ha comunicato il progetto di un muro di 600 metri che dovrebbe isolare le acque del torrente Poscola, dai terreni inquinati. Sembra una barzelletta. Per dividere falda da terreno contaminato, è evidente che semmai va costruito un diaframma orizzontale, che separi le superfici. Se poi davvero la bonifica formalmente iniziata nel 2013 sta procedendo, vogliamo che i cittadini sappiano come e con quali tempistiche. Un mezzo semplicissimo consisterebbe in una quasi banale mappa interattiva online, che indichi l'avanzamento, area per area. Una questione di trasparenza, cioè il minimo dovuto a tutte le persone che sono state coinvolte in questo disastro». 

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