Pfas e GenX, M5S: "Miteni accusa i lavoratori". L'azienda: "Notizia falsa"

Nuovo scontro tra il Movimento 5 Stelle e la ditta di Trissino, mentre le Mamme No Pfas manifestano alla mostra del cinema di Venezia e i consiglieri Guarda e Zanoni spingono per l'inizio dell'opera di bonifica

Immagine d'archivio

"La Miteni non può prendersela con i lavoratori": a dirlo è il capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale veneto, Manuel Brusco, che attacca duramente l'azienda di Trissino.

Che la Miteni stia cercando un capro espiatorio da molto tempo a questa parte per cercare di mettersi in salvo ormai è chiaro – accusa Brusco - lo si capisce dalle decine di esternazioni degli ultimi mesi.
Alcune di queste esternazioni erano già arrivate al limite dell'incredibile, ma che arrivasse a prendersela con i suoi dipendenti non me lo sarei mai aspettato – sbotta il consigliere - proprio coloro che più sono colpiti da questo inquinamento, anche a causa di negligenze che partono proprio dall'azienda stessa e dallo Spisal, come abbiamo potuto apprendere dalla documentazione pervenutaci nella Commissione regionale d'inchiesta straordinaria sui Pfas.
Prima cornuti e ora anche mazziati – dice Brusco, prendendo le parti dei lavoratori - non capisco come Miteni possa prendersela con i lavoratori scaricando su di loro le responsabilità degli sversamenti di GenX in falda.
Ma l'azienda e il suo amministratore delegato sanno cosa fanno i lavoratori in azienda o vivono su di un altro pianeta? - chiede il capogruppo M5S in consiglio veneto - Che sia dei lavoratori anche la colpa dello sversamento di peci nel pozzo sigillato l'altro giorno dalla magistratura?.
Chiediamo a Nardone di smentire quanto ha dichiarato – è la richiesta finale - e di chiedere immediatamente scusa ai dipendenti, questo è davvero troppo.

Da Trissino però è arrivata la replica di Miteni, la quale smentisce di aver ritenuto responsabili i lavoratori degli sversamenti. 

Nessuno ha mai detto che i lavoratori siano responsabili dell'inquinamento da Genx. È una notizia falsa. In conferenza dei servizi si è preso atto che gli impianti di Miteni funzionano perfettamente e che non c'è nessuna falla o perdita che possa aver provocato la fuoriuscita di materiali, anche di quantità così piccole come quelle rinvenute. Tra enti e azienda si è discusso delle cause tecnicamente possibili alla luce della piena tenuta degli impianti.
Non c'è un problema ambientale, stiamo parlando di quantità piccolissime, ma visto che tracce di GenX e C6O4 sono presenti in alcuni pozzi bisogna capire come ci sono arrivate.
Tra le ipotesi, come aveva dichiarato anche Miteni con un comunicato, c'è la possibilità che durante le perforazioni della caratterizzazione una piccola quantità di materiale, in modo tutto da spiegare, sia finito in uno dei pozzi. Miteni non ha mai affermato che ci sia stato un atto doloso di un lavoratore, la polemica è assurda e priva di fondamento.
Un'altra ipotesi di cui si è parlato è la possibilità che le molecole si siano generate dai processi storici di elettrofluorurazione per poi essere finite nei rifiuti rinvenuti nel 2017. Questa ipotesi è allo studio dei laboratori Miteni. Nel frattempo stiamo facendo ricerche aggiuntive sui terreni per capire meglio la distribuzione di queste molecole per dare maggiore fondamento alle varie ipotesi. Bisogna capire che cosa sia successo e lo scopriremo.
I lavoratori di Miteni sono persone fortemente preparate. Un patrimonio di competenza e di umanità che in una azienda di piccole dimensioni è un valore immenso.
Dobbiamo stigmatizzare i ripetuti tentativi attraverso informazioni false o distorte che non provengono né da Miteni né dai suoi lavoratori di interferire con il processo di accertamento dei fatti che possono avere il solo obiettivo di aumentare la tensione e quindi di allungare i tempi degli interventi o cercare di incidere ad arte sull'attività aziendale.

Nel frattempo, la sera del 7 settembre, una delegazione composta da una decina di Mamme No Pfas, accompagnate da Maria Chiara Rodeghiero (medicina democratica) sono state accolte alla mostra del cinema di Venezia dal direttore di River Film Festival, Emilio Della Chiesa.

La nostra regione, il Veneto, sta subendo un disastro ambientale senza precedenti - hanno scritto nel gruppo Facebook -, dovuto alla contaminazione da pfas della nostra falda acquifera, da parte di un'azienda, la Miteni, ora indagata.
Portare a conoscenza la nostra storia attraverso la vetrina di una mostra internazionale del cinema come quella di Venezia, ci è parsa cosa saggia e un'opportunità da non perdere.

Le Mamme No Pfas denunciano la contaminazione del sangue dei loro figli attraverso delle magliette che riportano i valori pfoa trovati a seguito delle analisi fatte dalla Regione Veneto, valori di 10, 20, 30, 40 volte superiori ai range di tollerabilità.
Queste sostanze sono interferenti endocrini che portano tanti squilibri ormonali e diverse malattie correlate.
Non può l'essere umano far finta di niente, queste sostanze sversate in falda, altamente bioaccumulabili e persistenti hanno contaminato irreversibilmente un acquifero considerato il secondo più grande d'Europa, il cui inquinamento si protrarrà per decenni e decenni, e attualmente senza soluzioni di ripristino.

Intanto i i Consiglieri regionali Cristina Guarda (AMP) e Andrea Zanoni (PD), spingono per l'avvio dell'opera di bonifica della zona, con la presentazione di una mozione proprio su questo tema. 

Sono ormai trascorsi 5 anni dalla comunicazione sulla presenza di Pfas negli acquedotti e dall’identificazione della contaminazione sotto la Miteni. È assurdo pensare che solo oggi, dopo le due caratterizzazioni realizzate, si venga a certificare l’esistenza di un inquinamento riferibile all’attività di Miteni degli ultimi 4 anni. Ora basta: i tempi per una bonifica sono ampiamente maturi e la Regione ha tutti gli strumenti per procedere.

È da quasi due anni che sollecitiamo controlli e iniziative cautelative sull’attività dell’azienda, anche attraverso l’applicazione della norma del Piano di Tutela delle Acque, recentemente introdotta da questa giunta, che parla di protezione delle aree di ricarica della falda, come Trissino, con l’immediata rimozione o delocalizzazione dei siti contaminanti o potenzialmente contaminanti. La risposta data all’epoca, anche ai comitati e alle mamme no pfas, dal presidente Zaia, era che Miteni non è attualmente fonte di pressione, ma che l’inquinamento apparteneva al passato. Dichiarazioni che oggi, a seguito delle verifiche della provincia, scopriamo non essere veritiere.

Con la mozione presentata oggi assieme al Capogruppo del PD Fracasso - concludono Guarda e Zanoni - chiediamo di applicare immediatamente il Piano di Tutela delle Acque così da consentire, senza ulteriori ritardi e proroghe, l’effettiva bonifica del terreno sottostante il sito Miteni. 

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