Lite in Regione sulla nuova tecnologia di depurazione dell'acqua dai Pfas

Si chiama WaterPlas ed è un progetto dell'università di Padova. Lo ha presentato il Movimento 5 Stelle, ma l'assessore all'ambiente Bottacin interviene: «Non mi servono anelli di congiunzione con l'università. Piuttosto i 5 Stelle parlino con il ministro Costa»

Acqua pulita (Foto di repertorio)

Si chiama WaterPlas ed è un progetto innovativo dell'università di Padova per la depurazione delle acque inquinate da Pfas. A presentarlo sono stati i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, scatenando la reazione dell'assessore regionale all'ambiente Gianpaolo Bottacin.

Il progetto è stato illustrato dai ricercatori Mirko Magarotto, Cristina Paradisi ed Ester Marotta. WaterPlas prevede il trattamento con il cosiddetto "plasma freddo", una reazione innescata nello strato di aria sopra l'acqua inquinata, mediante scariche elettriche. I test effettuati dai ricercatori, hanno dimostrato come in tempi rapidissimi questa tecnologia riesca ad abbattere il 90% dell'inquinamento da Pfas. Serve ancora un periodo di studi, ma i ricercatori hanno assicurato che entro un anno si potrebbe passare alla fase di applicazione concreta.
«Ora si tratta di sostenere il progetto e di svilupparlo - ha commentato la consigliera regionale 5 Stelle Erika Baldin - e quindi di capire quali siano le intenzioni del governo regionale».

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Sono rammaricato che qualcuno abbia pensato di distruggere qualsiasi regola istituzionale e schema che la giunta si era data con l'università, istituzione seria, con cui abbiamo da sempre proficue collaborazioni - ha replicato l'assessore Bottacin - Il contratto tra giunta e università prevede che l'esito della ricerca finanziata dalla giunta vada presentato alla giunta stessa prima di esser divulgato. E noi eravamo in attesa della data di presentazione dei dati con successiva immediata conferenza stampa.
A me non serve alcun anello di congiunzione tra università e assessorato. Dal punto di vista formale esiste un contratto che regola i rapporti e dal punto di vista informale ci sono interlocuzioni costanti.
Se i consiglieri del M5S vogliono dimostrare una qualsiasi utilità per i cittadini, facciano da anello di congiunzione con il ministro dell'ambiente Sergio Costa, che da un anno e mezzo ha promesso di mettere i limiti sui Pfas e ad oggi non ha fatto nulla.

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