Pfas, una nuova ricerca rileva: «Alterano la coagulazione del sangue»

Il team del professor Carlo Foresta dell'università di Padova ha pubblicato un nuovo risultato su un'importate rivista scientifica. In sostanza, i Pfas modificano l'attività delle piastrine, aumentando il rischio di patologie cardiovascolari

Carlo Foresta (Foto di repertorio)

Nuovo studio degli scienziati padovani sulle conseguenze che i Pfas hanno sulla salute dell'uomo. Dopo aver scoperto che queste sostanze  interferiscono con il ricettore della vitamina D, fondamentale per il bene delle ossa, ed interferiscono anche con gli ormoni sessuali maschili e femminili, sono stati diffusi dei risultati raggiunti dall'università di Padova secondo cui i Pfas sarebbero capaci anche di alterare i meccanismi della coagulazione del sangue. La ricerca del team del professor Carlo Foresta, portata avanti in collaborazione con il dottor Luca De Toni e il dottor Andrea Di Nisio, è stata pubblicata sull'importante rivista scientifica internazionale International Journal of Molecular Sciences.

Questa ricerca nasce dalle osservazioni epidemiologiche riportate sia in studi internazionali che dal Servizio Epidemiologico Regionale e indicative di un aumentato rischio cardiovascolare associato all'inquinamento da Pfas.
Va precisato che la normale fluidità del sangue è mantenuta dall'equilibrio tra elementi che ne bloccano la coagulazione e altri che la stimolano. In questo delicato dialogo giocano un ruolo chiave le piastrine, microscopiche componenti del sangue capaci di percepire la presenza di danni ai vasi sanguigni e di innescare molto rapidamente il processo della coagulazione, al fine di impedire emorragie. Tutto questo avviene in condizioni di normalità, ma in presenza di fattori di rischio cardiovascolari quali il fumo di sigaretta, il diabete e l'eccessivo peso corporeo, l’equilibrio si rompe rendendo le piastrine molto più reattive e inclini ad innescare la coagulazione. E i risultati sono l'infarto cardiaco e l'ictus cerebrale.

Stando alle nostre scoperte, uno dei composti della famiglia Pfas, lo Pfoa, sarebbe in grado di attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione, anche in condizioni normali, predisponendo ad un aumento del rischio cardiovascolare - ha spiegato il professor Foresta - Il meccanismo attraverso il quale lo Pfoa si suppone alteri l'equilibrio della coagulazione sanguigna è complesso: sembra infatti che l'inquinante agisca modificando la struttura della membrana cellulare delle piastrine, ovvero la struttura che protegge le cellule ematiche e ne media l'interazione specifica con i diversi tessuti corporei. In sostanza, studi in vitro hanno documentato, oltre alla modificazione della struttura della membrana, parametri che esprimono una maggior propensione alla coagulazione.

Il significato clinico di queste sperimentazioni è stato poi approfondito eseguendo, in collaborazione col professor Paolo Simioni, dei test di valutazione dell'attività delle piastrine in 78 soggetti con diversi livelli di esposizione a Pfas. «I risultati emersi hanno confermato dei segnali di aumentata attivazione piastrinica con conseguente incremento della propensione all'aggregazione delle - ha concluso Foresta - Questi dati potrebbero spiegare l'osservazione epidemiologica tra Pfas e patologie cardiovascolari, soprattutto se sussistono altri fattori di rischio noti per queste patologie, come diabete, obesità, fumo e alcol».

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