«Si chiama Gioia...», anche i pensionati del Veneto contro Junior Cally a Sanremo

«I chiari riferimenti e incitamenti alla violenza sulle donne restano. - si legge in una nota della Federazione nazionale pensionati Veneto - Riteniamo che la Rai debba porre particolare attenzione ai messaggi che veicola». Lui si difende: «Violenza contro donne insopportabile»

Junior Cally

Sanremo quest'anno ha iniziato a "far polemica" ben prima del suo inizio. Non solo il "caso Amadeus" e i "passi indietro" o "in avanti" delle donne, ma anche la presenza, tra i cantanti ospiti in gara, del (t)rapper con la maschera (tolta di recente) Junior Cally. Che il rap e la trap, così come altri generi, prevedano anche una dose di provocazione, testi dissacranti e poco bon ton, è cosa abbastanza nota. E, tuttavia, pare non gradita a molti, se non altro a chi ha storto il naso dinanzi ai testi di alcuni brani di Junior Cally, in particolare le canzioni "Si chiama Gioia" e "Strega", le cui strofe sono valse al rapper le accuse di «sessismo» e di «istigazione al femminicidio»:

«Lei, lei, lei
Balla mezza nuda e dopo te la dà
Lei, lei, lei
Sì, per la gioia di mamma e papà

Si chiama Gioia ma beve e poi ingoia
Balla mezza nuda e dopo te la dà
Si chiama Gioia perché fa la troia
Sì, per la gioia di mamma e papà».

E ancora nel brano "Strega":

«Si chiama Gioia perchè fa la troia
Sì, per la gioia di mamma e papà
Questa frate non sa cosa dice
Porca troia, quanto cazzo chiacchera?
L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa
C’ho rivestito la maschera»

È dinanzi a testi come questo che, anche in Veneto, si sono levate diverse critiche. A prendere posizione in queste ore sono state infatti le segreterie e i coordinamenti donne della Federazione nazionale pensionati Veneto e delle Fnp di Belluno-Treviso, Padova-Rovigo, Venezia, Verona e Vicenza: «La libertà di espressione è sacra, è un valore costituzionale. Ma libertà significa anche assumersi la responsabilità di ciò che si afferma e, in caso della Rai, di ciò che si manda in onda. La partecipazione di Junior Cally a Sanremo - si legge nella nota della Federazione nazionale pensionati Veneto - ci pone tutti di fronte a varie riflessioni: è libertà d'espressione incitare esplicitamente alla violenza sulle donne? È opportuno per il servizio pubblico contribuire a veicolare questi messaggi, invitando in una delle trasmissioni più seguite dagli italiani chi se ne fa portatore? Soprattutto considerando che nel nostro Paese episodi di violenza contro le donne e femminicidi sono drammaticamente frequenti. Poco importa che la canzone "incriminata" del trapper - si conclude la nota della Federazione nazionale pensionati Veneto - sia di qualche anno fa e non quella con cui gareggerà al festival: i chiari riferimenti e incitamenti alla violenza sulle donne restano, facendo di fatto parte del suo bagaglio artistico. Per questo come Fnp riteniamo che la Rai debba porre particolare attenzione ai messaggi che veicola».

Dal canto suo, lo stesso (t)rapper via social si è difeso così dalle accuse: «Trovo insopportabile la sola idea della violenza contro le donne, in ogni sua forma», scrive Junior Cally in un post su Instagram, nel quale si definisce «un ragazzo, un uomo che fa del rispetto, non solo delle donne, ma degli esseri umani uno dei suoi valori cardine». «Mia mamma Flora è la persona più importante della mia vita, - aggiunge Junior Cally - e da qualche mese c'è Valentina al mio fianco: siamo complici, amici, ci amiamo e ci rispettiamo. Questa è la mia vita e questo spero sarà il mio Sanremo».

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