Sussidiarietà, a Verona più di venti patti già siglati e altri dieci arriveranno

Si tratta di uno strumento innovativo, introdotto di recente, che permette ai cittadini di partecipare volontariamente alla valorizzazione del proprio territorio, diventando protagonisti della comunità

Un momento della presentazione del libro "La Città come bene comune"

L’ultimo, in ordine temporale, è quello che riguarda Villa Are e i suoi terreni, con vigneto e uliveto, che saranno gestiti da un comitato che se ne prenderà cura e li terrà aperti alla cittadinanza. Ma i patti di sussidiarietà siglati a Verona sono già più di venti e altri dieci sono in fase di definizione.
Si tratta di uno strumento innovativo, introdotto di recente, che sta riscuotendo molto consenso tra le associazioni ma anche tra privati cittadini. Grazie infatti ad un nuovo approccio della gestione del bene pubblico, i cittadini possono partecipare volontariamente alla valorizzazione del proprio territorio, diventando protagonisti della comunità.
Tra i patti già in essere, quelli per la gestione degli spazi esterni di Forte Gisella; tra Comune e Commissione sostenibilità dell’Università di Verona per il progetto intitolato "Il mio Capitale Verde: investire in conoscenza e nell’ambiente"; tra Comune e Oratorio della Parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo, a Parona, per la manutenzione e la gestione del parco di Villa Monastero; tra il Comune e il Gruppo Alpini S. Lucia per la gestione della sala principale della Baita Alpini, all'interno del parco giochi Il Delfino Blu. E tra i più recenti, la concessione di alcuni spazi di Forte Lugagnano per iniziative espositive e l'accordo con alcuni cittadini privati che si sono offerti di tenere in ordine l'area verde del parco dell’Adige Nord, circa 200 mila metri quadrati di terreno, in cambio di poter utilizzare l'erba sfalciata per dare da mangiare al bestiame.

Sono molteplici gli ambiti di interesse toccati dalle iniziative di sussidiarietà, dalla cura di spazi e immobili pubblici ad azioni in campo sociale, culturale e ambientale. Ed un capitolo a parte meritano le iniziative scolastiche, con genitori che in più istituti si sono resi disponibili ad affiancare l'amministrazione in piccoli lavori di manutenzione ordinaria, per rendere più belle e confortevoli le scuole e le aule dei propri figli. Tinteggiature, sostituzioni di tapparelle rotte, piccoli lavoretti che, senza il contributo dei cittadini, verrebbero effettuati più in là nel tempo, non essendo di carattere emergenziale e comunque soggetti ad una serie di passaggi burocratici.

I patti di sussidiarietà sono dunque uno strumento che sta prendendo piede e lo dimostra anche il volume fresco di stampa dal titolo "La Città come bene comune", a cura del professore del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università di Verona Tommaso dalla Massara e dalla dottoressa Marta Beghini, realizzato con il contributo del Dipartimento Scienze Giuridiche e della Scuola di Dottorato in scienze giuridiche ed economiche. Nel testo, giuristi ed economisti interpretano il tema del bene comune in relazione alla città, sulla base del principio che un bene, sia esso pubblico o privato, se ha un valore collettivo può essere gestito dalla comunità. Partendo da alcuni esempi nazionali, il volume porta il dibattito a livello locale, illustrando una serie di proposte concrete attuabili in diversi ambiti cittadini.
Il libro è stato presentato nel municipio di Verona ed ha fornito l'occasione per fare un bilancio sulla sussidiarietà a Verona e sui possibili sviluppi a vantaggio della comunità. «Le numerose iniziative di sussidiarietà avviate in così breve tempo, dimostrano l'interesse dei cittadini che, singolarmente o in associazioni, mettono a disposizione della collettività il loro tempo e le loro competenze - ha spiegato il vicesindaco Luca Zanotto - I cittadini non hanno un ritorno di carattere economico per le azioni svolte, ma diventano protagonisti dell'interesse pubblico e del miglioramento della qualità della vita. Ricordo che il regolamento per la sussidiarietà è stato approvato a conclusione di un percorso partecipativo, che ha coinvolto non solo gli uffici comunali e gli amministratori, ma anche i cittadini e le associazioni».

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