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Sabato, 28 Gennaio 2023
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Esclusi dal Decreto Ristori, appello del Parco Natura Viva: «Chiusi e senza aiuti»

«Potrebbe essere un colpo mortale se non si riuscisse a tamponarlo in tempo. Mi auguro che il Governo riveda l’elenco dei codici ATECO», ha detto il direttore scientifico del parco, Cesare Avesani Zaborra

Parchi zoologici ignorati dal decreto “Ristori”: parte dal Parco Natura Viva di Bussolengo l’appello al Governo per ricordare che il codice ATECO dei parchi zoologici non è stato inserito nelle ultime misure di aiuto disposte per sostenere le attività colpite dall’obbligo di chiusura con il DPCM del 27 ottobre scorso. Se parchi divertimento e parchi a tema infatti - codice 9321 - sono stati contemplati dalla misura del decreto, le strutture che gestiscono migliaia di esemplari di fauna selvatica - codice 9104, lo stesso di orti botanici e riserve naturali - hanno comunque chiuso i cancelli ma non si sono ritrovate tra le attività “ristorate”.

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«Ancora una volta i parchi zoologici pagano un prezzo altissimo per il lockdown - spiega Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva -. Dopo i quasi tre mesi di chiusura della primavera scorsa vengono di nuovo serrati i cancelli ma questa volta, sembra che le strutture zoologiche non possano beneficiare nemmeno del ristoro previsto per altre categorie. Potrebbe essere un colpo mortale se non si riuscisse a tamponarlo in tempo. Mi auguro che il Governo riveda l’elenco dei codici ATECO e inserisca anche i parchi zoologici, così come ha inserito i parchi divertimento e i parchi a tema».

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Nel caso del Parco Natura Viva di Bussolengo, si tratta di una struttura che ospita oltre mille esemplari, che sostiene venticinque progetti di conservazione di specie a rischio estinzione, che partecipa a quattro progetti di reintroduzione in natura di animali nati al Parco e che ha elaborato un patrimonio di pubblicazioni scientifiche che supera i 30 articoli in sei anni. «Rimaniamo una categoria con altissimi costi di gestione che, al momento della chiusura al pubblico, ha un margine di sostenibilità pressoché nullo - conclude Avesani Zaborra -. Custodiamo un patrimonio di pubblico interesse che non appartiene alle nostre istituzioni ma di cui siamo semplicemente custodi. Io spero che il Governo ascolti il nostro appello e ci inserisca almeno tra coloro che hanno un chiaro diritto ad essere in qualche maniera risarciti».

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