Parco della Lessinia, la Regione prende tempo sulla proposta dei nuovi confini

La partecipatissima marcia di protesta contro il progetto di legge regionale dei consiglieri Stefano Valdegamberi, Alessandro Montagnoli ed Enrico Corsi ha ottenuto un primo risultato

Manifestanti in marcia sulla Lessinia per difendere il parco

La partecipatissima marcia di protesta contro la proposta di modifica dei confini del Parco della Lessinia ha ottenuto un primo risultato: se prima il progetto di legge regionale dei consiglieri Stefano Valdegamberi, Alessandro Montagnoli ed Enrico Corsi percorreva il suo iter burocratico senza intoppi, ora la Regione Veneto prende tempo. Secondo un retroscena, il presidente Luca Zaia sarebbe infuriato per come la vicenda sia stata portata avanti e pare che la proposta dei tre consiglieri regionali abbia subito uno stop. Il testo dovrà essere riesaminato dalla Comunità del Parco della Lessinia e poi eventualmente tornerà in Regione per essere approvata o respinta.

Per la consigliera regionale di opposizione Cristina Guarda, quella è Zaia è una «precipitosa retromarcia». Inoltre, appare strano che il presidente non fosse a conoscenza della proposta avanzata dai consiglieri della sua maggioranza. «È smemorato, disattento o alla ricerca di una vergognosa exit strategy?», si chiede Guarda.

Per il Partito Democratico, invece, è dal 2016 che la Regione Veneto «prova a scardinare il Parco della Lessinia, riducendo l'area protetta», scrive la consigliera Anna Maria Bigon. «Davvero Zaia vuole farci credere che lui era all’oscuro di tutto? Va bene credere alle favole, ma questa è una presa in giro». Per la consigliera Bigon, «òa politica della Lega si è sempre caratterizzata per l'ostilità nei confronti delle aree protette, basti pensare al commissariamento dei parchi e alla riduzione dei fondi. Adesso dopo una manifestazione a cui hanno partecipato quasi diecimila persone sembra esserci un cambio di marcia. Positivo, certo, ma dovuto alla mobilitazione del territorio, non alla volontà di Zaia e dei suoi alleati. Incluso il gruppo di Fratelli dìItalia che oggi esprime i propri dubbi, ma che in questa come nella scorsa legislatura è sempre stato a fianco del governatore».
Mentre il deputato veronese del PD Diego Zardini chiede di approfittare della straordinaria mobilitazione in difesa del parco per convocare gli Stati Generali della Lessinia. «Un tavolo con tutte le istituzioni, la Regione e i consiglieri regionali, parlamentari e governo, sindaci e categorie economiche, associazioni e cittadini - propone Zardini - Ora è tempo di rilanciare e guardare avanti. Investire maggiori risorse, modificare il modello di governance e aggiornare il piano di gestione ambientale puntando alla sburocratizzazione e ad un adeguamento alle esigenze di tutela e sviluppo sostenibile».

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E, infine, direttamente al presidente Zaia si rivolge il Movimento 5 Stelle con il consigliere regionale Manuel Brusco, il quale chiede a Zaia di fermare definitivamente la proposta di modifica dei confini del Parco della Lessinia. «Non vogliamo credere che davvero tu voglia che il Veneto abbia il triste primato di prima regione che per coprire le difficoltà di gestione, riduce i parchi - scrive Brusco a Zaia -. Anche tra chi ti sostiene c'è chi se ne sta rendendo conto. Almeno si verifichi se gli stessi obiettivi possano essere raggiunti con provvedimenti specifici e una revisione delle regole. Non si tratta di una posizione politica, ma della richiesta delle oltre 7.000 persone che hanno manifestato, accanto ad allevatori, agricoltori e semplici residenti del parco».

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