Martedì, 16 Luglio 2024
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 L'Ordine degli Architetti compie cento anni e fissa il suo manifesto per una Verona migliore

In cinque punti gli auspici e le indicazioni degli architetti veronesi per una città «inclusiva, smart, il più possibile a misura d'uomo»

Traffico e mobilità, densità ed espansione urbana, rigenerazione urbana, sostenibilità ambientale e tutela del patrimonio culturale: sono questi i cinque punti del manifesto degli Architetti di Verona per i cento anni che l’Ordine ha compiuto il 23 giugno. Cinque punti per una città «inclusiva, smart, il più possibile a misura d'uomo», dove i cittadini possano «muoversi liberamente con i mezzi pubblici il più possibile», e quindi tornare ad avere «un’idea della città di prossimità».

«In tema di traffico e mobilità - ha detto il presidente dell’Ordine degli Architetti di Verona, Matteo Faustini - Verona sta facendo un passaggio importante: il filobus sta diventando realtà e speriamo che ad esso si abbinino parcheggi scambiatori che possano diminuire il traffico che attanaglia la città. Per diminuire il traffico vanno fatte anche scelte impopolari come quella di allargare la Ztl in determinate fasce orarie».

Secondo l'Ordine degli architetti veronesi, la densità e l’espansione non controllata può portare alla perdita di spazi verdi, alla frammentazione del territorio e alla dispersione urbana. La gestione della crescita urbana in modo sostenibile è pertanto un'importante sfida: «È chiaro che per ridurre il consumo di suolo - spiega sempre il presidente Faustini - bisogna puntare sulla rigenerazione e rinnovare vecchi regolamenti e decreti che impediscono di recuperare il patrimonio edilizio e darne e nuovo riuso. Occorre mettere operatori della filiera delle costruzioni in condizioni di operare: attualmente sono elevatissimi i costi di bonifica e discarica. Penso alla Zai storica, tutta da reinventare e alla nuova porta sud di accesso alla città: l’ex scalo ferroviario, che diverrà il nuovo Central Park, è tutto da bonificare».

Terzo punto del manifesto è la rigenerazione urbana. Al centro vi è il problema del degrado e delle aree dismesse o in stato di abbandono che richiede strategie di riqualificazione, recupero di aree industriali obsolete e miglioramento dell'ambiente cittadino: «Il degrado urbano - chiarisce Faustini - nasce dal fatto che la città non è vissuta perché non è vivibile: occorrono spazi a misura d’uomo. Ad esempio, nelle grandi aree verdi pubbliche occorre inserire attività commerciali o legate al turismo sostenibile come chioschi o bicigrill. Così si crea un minimo di “controllo sociale” a tutto vantaggio della vivibilità degli spazi verdi e del turismo».

La città si trova ad affrontare sfide legate alla gestione delle risorse, come l'approvvigionamento idrico, la gestione dei rifiuti e l'efficienza energetica. La transizione verso la sostenibilità ambientale, quarto punto del manifesto, è un altro obiettivo importante: «Come spieghiamo nel ciclo di convegni sul paesaggio, - commenta ancora Faustini - occorre privilegiare un patrimonio arboreo che vada a migliorare la gestione delle risorse idriche e captare le acque meteoriche con invasi. Poi è necessario mettere in rete i parchi urbani delle città, ad esempio il parco delle mura non può vivere solo di vita propria, o per un paio di mesi all’anno con il Mura Festival. Gli edifici dell’ex zoo, ad esempio, potrebbero diventare sede di associazioni per renderlo vivo. Un esempio positivo, in questo senso, è il parco di Raggio di Sole».

Infine, il quinto punto del manifesto è rappresentato dalla tutela del patrimonio culturale: «L’80% del patrimonio veronese - conclude Faustini - è vincolato. Serve invertire la rotta con l’utilizzo di materiale naturali, ritornare a come si costruiva una volta con la calce, le pietre naturali e cercare di valorizzare il patrimonio storico favorendo l’intervento in sinergia con i privati, perché il pubblico da solo non ce la può fare».

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