L'ordinanza del Tribunale di Verona nel procedimento tra Cibo ed Mgp

L'esito del procedimento civile posto in essere per chiedere la rimozione di due post pubblicati sui social network dallo street artist

Cibo (Foto di repertorio)

Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo, ha posto l'accento solo su alcuni passaggi dell'ordinanza emessa dal Tribunale di Verona (LEGGIBILE INTEGRALMENTE QUI ed anche in allegato) come esito del procedimento civile ex art. 700 cpc. Un procedimento posto in essere per chiedere la rimozione di due post pubblicati sui social network dallo street artist. Le immagini condivise su Facebook e Instagram erano state ritenute diffamatorie ed offensive nei confronti del Movimento giovani padani (Mgp), il quale sarebbe stato ingiustamente associato agli spregevoli fenomeni di fascismo e nazismo.

Le immagini sono state rimosse dai profili social Cibo ed è quindi stata accolta una richiesta dei ricorrenti. Il giudice ha infatti descritto come: «evidente ed immediato il collegamento tra il simbolo nazista della svastica e tra il termine fascismo con il Movimento Giovani Padani», disponendo così l'immediata cancellazione dei post dai social network. Una disposizione che l'artista ha rispettato perché, come affermato ancora dal giudice: «appare evidente come lo stesso movimento sia diffamato ove lo si accosti puramente, acriticamente e semplicemente a simboli e ad ideologie il cui disvalore morale, democratico e politico è cognizione comune».

Non tutte le pretese dei ricorrenti sono state però accolte e la conseguenza è stata una compensazione delle spese. Ciascuna parte, dunque, è stata tenuta al pagamento del compenso del proprio avvocato, senza alcuna condanna al pagamento delle spese dell'avvocato di controparte.

Infine, è giusto precisare che Cibo non può essere definito «assolto», pur essendo state rigettate alcune richieste dei ricorrenti. Non si può parlare di assoluzione perché il procedimento è di tipo civile. Non si tratta, infatti, di un procedimento penale per diffamazione scaturito da una querela. E comunque, essendo stato ordinando all'artista di cancellare i post, il giudice avrebbe riconosciuto l'illegittimità del suo comportamento.

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