«Non bruciamo l'albero vascolare», partito progetto sui rischi del fumo

Promosso dalla Società italiana di Medicina Vascolare (Simv) e dalla Fondazione italiana vascolare (Fiv), il progetto vuole sensibilizzare l'opinione pubblica e la classe medica. Il primo dei cinque appuntamenti è stato a Verona

Un momento del convegno che si è tenuto a Verona

L'Istituto Superiore di Sanità stima che in Italia ci siano oltre 11,6 milioni di fumatori, con una prevalenza stabile da oltre 10 anni, mentre in Veneto si stima essi ammontino al 22,4% della popolazione. E per sensibilizzare l'opinione pubblica sui danni del fumo è partito ieri, 19 febbraio, da Verona il progetto «Non bruciamo l'albero vascolare», realizzato con l'obiettivo di fornire una conoscenza più dettagliata sulle malattie correlate al fumo.

«Non bruciamo l'albero vascolare» è promosso dalla Società italiana di Medicina Vascolare (Simv) e dalla Fondazione italiana vascolare (Fiv) che, con il contributo non condizionante di Pmi Science con Philip Morris Italia, hanno deciso di agire attivamente contro il fumo della sigaretta tradizionale, dando vita ad un progetto che «vuole rappresentare un esempio positivo e collaborativo tra divulgatori scientifici, operatori sanitari e il mondo dell’industria - come ha spiegato Luigi Antignani, responsabile per i rapporti internazionali della Simv e relatore del convegno - per arrivare a creare un percorso virtuoso finalizzato alla diffusione della cultura e del progresso scientifico in generale».

“NON BRUCIAMO L’ALBERO VASCOLARE” (2)-2

Il progetto «Non bruciamo l'albero vascolare» si pone diverse finalità. La prima è educare sugli effetti dannosi del fumo sul corpo umano, cui segue la sensibilizzazione della classe medica sull'impatto del tabagismo e delle malattie ad esso connesse, e sull’importanza dello stile di vita per tutelare la salute individuale e collettiva. Ma i medici vengono anche informati sulle nuove alternative al fumo di sigaretta, come opzione da considerare per tutti quei fumatori adulti che altrimenti continuerebbero a fumare. Il progetto vuole anche elaborare delle linee guida dedicate al paziente-fumatore con problematiche cardiovascolari che possano integrarsi all'interno dei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali e che supportino i percorsi all'interno dei Centri Antifumo.

A livello internazionale sta prendendo sempre più piede un'impostazione legislativo-regolatoria basata sulla riduzione del danno, la quale fa specifico riferimento al contributo che l'innovazione può offrire ai fini del miglioramento degli stili di vita delle persone rendendo disponibili produzioni, processi e prodotti in grado di modificare abitudini dannose per la salute - ha sottolineato il professor Antignani - Le patologie che riguardano l'albero vascolare sono molto sensibili al fumo delle sigarette tradizionali. Dovrebbe essere prioritario smettere. Ma se chi soffre di queste e di molte altre patologie fumo-correlate continua, è necessario che almeno elimini i composti della combustione, utilizzando dispositivi come le sigarette elettroniche o il tabacco riscaldato. Non eliminiamo le patologie ma riduciamo i rischi. È importante sottolineare come la riduzione del danno non deve sostituire le politiche di prevenzione e controllo, ma integrarle, costituendo una componente diversa dello stesso disegno di politica sociale.

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Il format del progetto prevede cinque incontri nel corso dell'anno. Il primo si è tenuto ieri a Verona e i prossimi saranno a Roma, Palermo, Cagliari e Catanzaro.

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