Lunedì, 20 Settembre 2021
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Villa dei Mosaici: coniugare archeologia e buon vino, il progetto a Negrar di Valpolicella

Entro primavera 2022 la fine dello scavo estensivo per portare alla luce la villa romana e i suoi mosaici tra i vigneti, poi collaborazione tra privati e pubblico per creare un percorso tra archeologia e vini. Soprintendente Tiné: «Miriamo al riconoscimento Unesco dell'Amarone»

Villa dei Mosaici Negrar di Valpolicella - ph Facebook Comune di Negrar di Valpolicella

Nella giornata di oggi, mercoledì 24 marzo, il Comune di Negrar di Valpolicella e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Verona, hanno presentato in conferenza stampa lo sviluppo delle attività di indagine archeologica nella "Villa Romana delle Cortesele", alla presenza del sindaco Roberto Grison ed in collegamento anche del ministro della Cultura Dario Franceschini. Presenti all'appuntamento, inoltre, anche Vincenzo Tiné, il soprintendente ABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e Gianni De Zuccato, funzionario archeologo SABAP incaricato delle ricerche. Nello specifico sono stati illustrati non solo gil importanti risultati degli scavi archeologici in corso, ma anche il progetto per la valorizzazione dell’area, resi possibili anche dal sostegno di privati cittadini con nuove formule di condivisione pubblico-privato.

L'intervento del ministro della Cultura Dario Franceschini

Come spiegato in una nota del Comune di Negrar di Valpolicella, infatti, l'intervento di scavo è ripreso in quetsi giorni, nonostante l’emergenza Covid, grazie ad un accordo di partenariato pubblico-privato tra la Soprintendenza e i proprietari dei terreni, l'Azienda Agricola La Villa di Benedetti Matteo e Simone e la Società Agricola Franchini srl che, spiega l'amministrazione, «si sono dimostrati particolarmente sensibili e collaborativi, mettendo a disposizione le aree da poco acquisite dai precedenti proprietari, rinunciando a indennità di occupazione e premi di rinvenimento e sostenendo parte delle spese per lo scavo dei livelli romani». Un ulteriore finanziamento del Ministero della Cultura e del Bacino Imbrifero Montano dell’Adige hanno consentito di riprendere lo scavo archeologico in estensione, che è in corso anche grazie al protocollo d'intesa per lo studio e la valorizzazione del sito stipulato con l'Università di Verona – Dipartimento di Culture e Civiltà (prof. Patrizia Basso). Altri finanziamenti saranno necessari per il completamento dello scavo in estensione e per la valorizzazione del sito come area archeologica attrezzata per la pubblica fruizione.

L’ubicazione di questa villa romana in una splendida posizione sopraelevata, a breve distanza dall’abitato di Negrar di Valpolicella, immersa tra i filari dei vigneti di uve Valpolicella destinate alla produzione dei celebri vini, costituisce un valore aggiunto alla potenzialità attrattiva del sito. Adeguatamente valorizzato con strutture e percorsi attrezzati per la visita, l’area archeologica, oltre che un nuovo luogo della cultura straordinariamente evocativo del paesaggio antico, potrà diventare un ulteriore volano per lo sviluppo culturale, turistico ed economico della valle, rafforzando a livello nazionale e internazionale l’appeal di un territorio già celebre per i suoi vini.

A tal riguardo, il soprintenedente Vincenzo Tiné, a margine della conferenza, ha spiegato: «Il tentativo è quello di raccogliere disponibilità e risorse da parte di tutti gli attori in campo. Per la fase di "valorizzazione" sarà un po' più complesso rispetto a quella iniziale, perché finito lo scavo estensivo, si spera per la primavera dell'anno prossimo, dovrà essere scattata con il contributo del ministero della Cultura la fase di allestimento delle strutture. Con qualche difficoltà rappresentata dal fatto che lo Stato dovrà investire importanti fondi su un'area privata, - ha precisato il soprintenedente Vincenzo Tiné - ma l'interesse è proprio quello di riuscirci senza snaturare questa modalità sinergica di collaborazione che non tende ad espropriare, non tende a mettere per forza tutto nella mano pubblica, ma a lasciare ai privati, non solo la proprietà, bensì anche qualche forma di gestione del sito. Perché l'interesse qui è mettere insieme l'archeologia ed il prodotto caratteristico della Valpolicella: il vino. Che è un prodotto culturale, sono filoni interconnessi anche solo dal punto di vista culturale, perché il vino vale quanto l'archeologia e viceversa, qui abbiamo due filoni da coltivare».

Il soprintenedente Vincenzo Tiné, in aggiunta, ha chiarito che uno degli obiettivi è proprio la creazione di «un itinerario archeologico forte della Valpolicella che ci auguriamo possa integrarsi nel sogno del riconoscimento Unesco dei vini della Valpolicella, come avvenuto per il famoso Prosecco che ha poi innescato un percorso virtuoso di cure ed attenzioni per il paesaggio, ma credo che anche l'Amarone meriterrebbe questo riconoscimento».

Cenni storici sullo scavo

Nel 1886 nella frazione di Villa nel Comune di Negrar di Valpolicella (Verona), nel podere Cortesele, furono scoperte le tracce di una grande villa di epoca romana. Venne in luce anche un mosaico, che fu acquistato dal Comune di Verona ed è attualmente esposto al Museo Archeologico del Teatro Romano. Nel 1922 l’archeologa Tina Campanile (prima donna ammessa alla Scuola Archeologica di Atene), per incarico della Soprintendenza ai Musei e agli Scavi del Veneto, indagò un'area di circa 270 mq pertinente alla parte residenziale (pars urbana) di una villa rustica databile alla media/tarda età imperiale (II-III d.C.) Nuovi mosaici pavimentali policromi, di straordinario pregio ed eccezionale stato di conservazione, vennero in luce anche in questa fase, insieme a frammenti di intonaci parietali dipinti a vivaci colori. Nel 1975 in una proprietà adiacente fu rinvenuto un altro ambiente con pavimento a mosaico, oggi interpretabile come pertinente all’ingresso della villa, il vestibulum.

Dal 2016 la Soprintendenza è tornata ad operare nell’area al fine di rintracciare il sito e documentarne lo stato di conservazione. Un progetto di indagine sistematica, curato dal funzionario incaricato delle ricerche dr. Gianni De Zuccato, è stato presentato nel 2017 all'amministrazione comunale di Negrar di Valpolicella, che ha immediatamente affiancato la Soprintendenza nella sua realizzazione. Le indagini sono quindi proseguite nel 2018 con una campagna di prospezione geofisica e con sondaggi stratigrafici nel 2019 e nel 2020, resi possibili da un finanziamento del Ministero della Cultura. La scoperta di nuove strutture murarie e pavimentali della villa, attigue alle precedenti e probabilmente pertinenti alle parti rustica e fructuaria della villa, ha rivelato la sua notevole ampiezza e complessità planimetrica.

Sulla scorta di queste nuove acquisizioni della ricerca il Ministero della Cultura ha dichiarato l’interesse culturale particolarmente importante del sito con provvedimento di vincolo (ai sensi dell’art. 10, comma 3, lettera a del Codice dei Beni Culturali). Appariva, però, evidente che solo la realizzazione di veri e propri scavi stratigrafici in estensione avrebbe consentito di estendere le conoscenze all’articolazione dell'insediamento, alle sue fasi costruttive e alle vicende che ne hanno caratterizzato la frequentazione, l’abbandono e la distruzione oltre a i riportare alla luce le diverse evidenze monumentali e le splendide pavimentazioni musive.

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