Govi lancia l'allarme: «Motorizzazione di Verona a rischio paralisi»

Per il Gruppo delle Officine Veicoli Industriali: «Non assegna sufficienti sedute per le revisioni alle officine autorizzate. Riesce a rispondere ad appena il 40% delle richieste avanzate, ciò significa che il 60% dei mezzi rimane escluso»

La revisione di un veicolo industriale - Immagine Govi

Appuntamenti impossibili da prenotare, veicoli industriali che circolano su strada con la sola prenotazione della revisione ben oltre la scadenza annuale prevista con conseguenti problematiche di sicurezza, mezzi da collaudare che restano fermi nelle officine: è a rischio di paralisi la Motorizzazione civile di Verona a causa di una discutibile organizzazione che potrebbe avere pesanti ricadute sulla collettività e sull’economia.
A prevedere questa prospettiva, dati alla mano, è il Gruppo delle Officine Veicoli Industriali (Govi) associate ad Apindustria Confimi Verona: realtà nata tra il 2017 e il 2018 per risolvere alcune criticità esistenti nel settore. Situazione che, negli ultimi tempi, si è ulteriormente aggravata.

«Ad oggi la Motorizzazione civile di Verona non assegna sufficienti sedute per le revisioni alle officine autorizzate. Riesce a rispondere ad appena il 40% delle richieste avanzate, ciò significa che il 60% dei mezzi rimane escluso. Grandi numeri, se si considera che sia nel 2017 che nel 2018 il numero di revisioni annue effettuate nel Veronese è stato di 22mila unità. Il rallentamento interessa inoltre le revisioni “ripetere”, che si effettuano se il veicolo non ha precedentemente superato i controlli, così come i collaudi. Date queste premesse non c’è modo di operare, anzi si rischia di perdere posti di lavoro», precisa Mario Borin, portavoce del Govi e responsabile dell’ufficio sindacale di Apindustria Confimi Verona.
La carenza di personale prima, poi la riorganizzazione e l’avvicendarsi recentemente di un nuovo direttore nella sede della Motorizzazione civile di via Apollo, hanno segnato l’acuirsi dei problemi, secondo Govi. Ma il nodo cruciale, nonché urgente da sciogliere, sarebbe proprio quello della prenotazione: in gergo tecnico “slot”, spazi temporali in cui le officine possono concentrare un certo numero di sedute che devono essere effettuate alla presenza di tecnici abilitati alle operazioni di revisione e collaudo.

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Nella legge di bilancio 2019, i cui decreti attuativi sono slittati per discutere alcune effettive criticità, è stata inserita una novità: la possibilità per le officine meccaniche autorizzate di effettuare direttamente le revisioni, con una forma di privatizzazione già avviata nel settore auto. «Nel frattempo a Verona, a causa di una disfunzione organizzativa, dall’ipotetica previsione di migliorare un servizio che già aveva problemi di tempistiche, è stato fatto un ulteriore passo indietro con ripercussioni in termini di perdita di fatturato e di sicurezza se su strada circolano autoveicoli che potrebbero non essere efficienti», segnala Borin.
La revisione entro i termini dei veicoli industriali, che è un obbligo da assolvere con cadenza annuale, slitta per la quasi totalità. Questo significa che dei 2mila mezzi in circolazione a Verona, per l’effettiva impossibilità di accedere ai controlli, gran parte circola con la revisione scaduta, sebbene risulti in regola perché è sufficiente essere in possesso della prenotazione dell’appuntamento. La prenotazione vale solo sul territorio italiano e non all’estero, dove i trasportatori rischiano multe salate.
«Se circolano mezzi non revisionati, di chi è la colpa? Della Motorizzazione che non concede più sedute? Delle officine che non riescono a prenotare?», si chiede Borin, richiamando l’attenzione sul tema sicurezza. E conclude: «Se non si trovano risposte, si rischia di arrivare presto al collasso. Perciò chiediamo quanto prima un intervento politico e il coinvolgimento dei parlamentari veronesi».

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