Pfas, corteo di manifestanti a Venezia per chiedere la bonifica della Miteni

La manifestazione, spiegano gli organizzatori, ha avuto il supporto delle associazioni ambientaliste «di ogni singola provincia come da ogni singola provincia del Veneto sono giunti i manifestanti che ci hanno supportato»

Manifestanti No Pfas a Venezia (Foto Facebook)

«Quasi settecento persone» hanno sfilato nella mattinata di oggi, 20 ottobre, a Venezia per chiedere alla giunta regionale del Veneto di procedere con la bonifica del sito della Miteni, la fabbrica di Trissino nell'Ovest Vicentino, finita al centro di uno dei più clamorosi scandali ambientali degli ultimi anni.

La situazione è complessa perchè la fabbrica, tra le polemiche dei manifestanti che parlano di «fallimento pilotato», è finita coi libri contabili in tribunale. Domani, salvo rinvii a causa di uno sciopero indetto dagli avvocati, a Vicenza dovrebbe iniziare il processo penale per l'affaire Miteni, la quale è accusata di avere contaminato una buona porzione del Veneto centrale con i suoi reflui di lavorazione che contengono Pfas, i temibili derivati del fluoro utilizzati in tantissimi ambiti industriali.

«La nostra presenza qui è anche da mettere in correlazione con l'inizio del procedimento penale» spiega Alberto Peruffo il quale da tempo è polemico con la Regione Veneto, con la Provincia di Vicenza e col Comune di Trissino che non avrebbero obbligato i privati alla bonifica «prima che la società fallisse» spiega sempre Peruffo che ha tenuto le fila tra la rete del mondo ecologista veneto in previsione della manifestazione di oggi.

Molto soddisfatta dell'esito del corteo, che partito dalla stazione si è concluso senza problemi attorno alle 13,30 davanti alla Basilica della Salute a Dorsoduro, si dichiara la leonicena Michela Piccoli, volto di punta del coordinamento delle «Mamme no Pfas». La quale fa sapere di essere rimasta impressionata dal fatto «di avere visto sfilare tantissimi ragazzi, compresi quelli del coordinamento dei Fridays for future».

La manifestazione, spiegano gli organizzatori, ha avuto il supporto delle associazioni ambientaliste «di ogni singola provincia come da ogni singola provincia del Veneto sono giunti i manifestanti che ci hanno supportato» aggiunge la Piccoli che ha voluto esprimere un ringraziamento particolare agli attivisti della rete veneziana «No grandi navi» giacché proprio questi ultimi hanno permesso ad una rappresentanza del corteo di arrivare in barca «sino a palazzo Balbi e sino a palazzo Ferro Fini» sedi rispettivamente della giunta e del consiglio della Regione Veneto dove in maniera simbolica è stato lasciato in messaggio affinchè le istituzioni si occupino «al piú presto della bonifica affinché quel sito smetta di inquinare mezzo Veneto» attaccano i comitati.

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In questo senso la partita è complessa. Da una parte c'è il presidente della giunta regionale (il leghista Luca Zaia) il quale sostiene di avere le mani legate e nel contempo chiede aiuto al governo a Roma affinchè sia nominato un commissario con poteri speciali. Dall'altra ci sono i manifestanti e i comitati che ritengono privo di ogni fondamento il convincimento di Zaia e controreplicano o parlando di «traccheggiamento vergognoso da parte di Palazzo Balbi». Alla fine della manifestazione la Piccoli ha voluto ringraziare Daniela Spera. Si tratta di uno dei volti piú noti delle «Mamme no Ilva di Taranto» la quale «è venuta a sfilare con noi salendo dalla Puglia per manifestare la vicinanza delle madri tarantine alla nostra causa» fa sapere la Piccoli la quale aggiunge che si sta formando un coordinamento dei genitori contro l'inquinamento che si batterá «con forza sempre maggiore per il futuro dei nostri figli». Durante la giornata non sono mancate nemmeno le bandiere dei movimenti politici tra i quali spiccavano quella del M5S, del PD, di LEU e di Rifondazione Comunista. Anche molti esponenti del mondo sindacale hanno preso parte al corteo.

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