Attualità Borgo Trento / Piazzale Aristide Stefani

Pazienti nei corridoi in attesa di un posto nel reparto, Cgil: «Non ci stupisce più»

Episodi di malasanità al pronto soccorso dell'ospedale di Borgo Trento. Spesso i pazienti sono anziani e l'attesa dura giorni. Adriano Filice e Antonio De Pasquale: «Ennesima riprova della urgente necessità di riforma della medicina territoriale»

Pazienti, spesso anziani, che aspettano ore in pronto soccorso prima di una visita e che a volte rimangono giorni nei corridoi su dei letti estemporanei in attesa che si liberi un posto nel reparto in cui dovrebbero essere ricoverati. Episodi di malasanità segnalati da alcuni cittadini veronesi dopo averli vissuti al pronto soccorso dell'ospedale di Borgo Trento. Episodi che si sono ripetuti più volte in queste ultime settimane, probabilmente anche a causa dell'emergenza coronavirus ma sicuramente non a causa della scarsa professionalità dei lavoratori. «Scene ormai ordinarie, che hanno smesso di stupirci ma ci indignano sempre», hanno dichiarato in coro Adriano Filice, segretario Spi Cgil Verona, e Antonio De Pasquale, segretario Fp Cgil Verona. «È l'ennesima drammatica riprova della urgente e assoluta necessità di avviare la riforma della medicina territoriale, le cui mancanze e la cui disorganizzazione riversa oggi sugli ospedali tutta una serie di situazioni che potrebbero essere prese in carico preventivamente sul territorio con maggiore soddisfazione dei pazienti, specialmente anziani, e con minori costi a carico del sistema pubblico», hanno aggiunto.

I disservizi vissuti dai cittadini all'ospedale di Borgo Trento non sembrano dipendere da una carenza di organico, anche alla luce delle assunzioni operate durante la pandemia. E per questo il sindacato dei pensionati e quello dei lavoratori pubblici hanno inviato Ulss 9 Scaligera e Regione Veneto ad un confronto sulla riforma delle cure primarie. Una riforma sostenuta anche dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) con finanziamenti per il potenziamento dell’assistenza domiciliare e per la riorganizzazione dei distretti sanitari. Filice e De Pasquale chiedono che questa riforma non sia «calata dall'alto» ma tenga conto del «parere dei pazienti, delle categorie deboli, degli operatori sanitari, degli operatori del sociale e dei medici di base».

«Ma c’è una cosa che la Regione potrebbe fare fin da subito, anzi, che avrebbe dovuto fare già dal 2018: innalzare il livello delle medicine di gruppo integrate, l'unica forma aggregativa della medicina di base capace di generare vero valore aggiunto sia per i pazienti che per il sistema sanitario in quanto riuniscono più medici di medicina generale che lavorano in sinergia con infermieri e assistenti di studio per fornire una risposta più adeguata alle esigenze assistenziali del territorio di riferimento. Una forma organizzativa innovativa incentivata anche dalla riforma sanitaria in fieri - hanno spiegato i segretari dei due sindacati Cgil - La riforma regionale del 2015 prevedeva un massiccio coinvolgimento dei medici di medicina generale nelle medicine integrate nella misura dell’80% entro il 2018. Ma ad oggi questa forma associativa coinvolge appena il 14,5% di medici veronesi contro una media regionale del 21%. La nostra proposta è chiara: ripartiamo da qui, dalle medicine di gruppo integrate, per dare una risposta anzitutto alle 109 zone del territorio veronese ancora carenti di medico di base».

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