Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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«Sulle liste d'attesa rincorriamo l'emergenza. È tutto il sistema che va ripensato»

Entro la fine dell'anno, Ulss 9 Scaligera e Aoui di Verona devono recuperare più di 250mila prestazioni sanitare rimaste in arretrato a causa del coronavirus. Fp Cgil: «Per la sanità regionale è tempo che si proceda ad una più realistica programmazione»

Sono più di 250mila le prestazioni sanitarie che l'Ulss 9 Scaligera e l'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona (Aoui) hanno dovuto lasciare in arretrato per fronteggiare l'emergenza coronavirus nei vari ospedali della provincia. Una quantità di esami e visite che, secondo il piano della Regione Veneto, devono essere recuperati entro la fine di quest'anno. Per riuscirci, l'Ulss 9 e l'Aoui possono sfruttare i giorni festivi e prefestivi, pagando le ore di lavoro extra al personale. Ulss e Aoui possono inoltre rivolgersi ai privati per delegare delle prestazioni, oppure possono assumere personale a tempo determinato. Ed è quest'ultima via quella che si dovrebbe percorrere, secondo l'Fp Cgil di Verona.

Antonio De Pasquale, segretario provinciale del sindacato dei lavoratori pubblici, ritiene che: «Il piano regionale per il recupero delle prestazioni sanitarie rischia di restare un enunciato di buone intenzioni se non verrà accompagnato da un deciso intervento a rinforzo della medicina territoriale e degli organici del personale sanitario». Le possibilità di aggiungere turni di lavoro nelle sale operatorie e di andare in overbooking nelle agende degli ambulatori di specialistica possono essere utile «ma fintanto che resterà la carenza di infermieri, anestesisti e degli stessi medici specialistici - ha aggiunto De Pasquale - il sistema sarà condannato a rincorrere l'emergenza».
Non tutto il personale ospedaliero è infatti a disposizione degli ospedali scaligeri. Molti infermieri stanno aiutando le case di riposo e le rsa che soffrono di una grave carenza di personale. Poi c'è la campagna vaccinale anti-Covid da portare avanti. E connesso al tema dei vaccini c'è quello dei sanitari che non si vogliono vaccinare (pochi per fortuna) e che quindi sono stati sospesi. Insomma, la coperta è sempre più corta. «In queste condizioni, la dichiarazione di guerra alle liste di attesa rischia di contare su risorse insufficienti già impiegate su altri fronti - ha spiegato Antonio De Pasquale - Il sistema sanitario è tale perché basato su un delicato equilibrio tra medicina territoriale e ospedali e la perdurante carenza di medici di medici generale pesa sulla gestione delle liste di attesa molto di più di quanto le stesse autorità sanitarie siano disposte ad ammettere, perché l'offerta insufficiente a livello territoriale continua a scaricarsi sugli ospedali. Non da ultimo, bisognerebbe prendere atto che le prestazioni rimandate durante l’emergenza sanitaria da Covid rappresentano soltanto la punta dell’iceberg del fenomeno delle liste di attesa. Noi stiamo infatti parlando delle prestazioni rinviate al 30 aprile 2021 ma nel frattempo le prenotazioni hanno continuato a correre. Le liste rappresentano soltanto la parte numerabile di una domanda che spesso, di fronte a tempistiche improponibili, è costretta a prendere la via del privato o della rinuncia alle cure. Per alcune tipologie di prestazioni come elettrocardiogramma ed ecografie, in molti distretti i tempi di attesa superano i 12 mesi. Mentre per altre tipologie di prestazioni vengono proposte delle sedi impraticabili soprattutto per l'utenza più anziana con spostamenti da un capo della provincia all’altro capo, ad esempio da Legnago a Marzana. L'acquisto di prestazioni dal settore privato non è praticabile per tutti i settori dal momento che, come è noto, il privato privilegia le prestazioni più remunerative. È l'insieme del sistema che va ripensato. Per la sanità regionale è tempo che si proceda ad una vera e più realistica programmazione».

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