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Sanità in Veneto. «Liste d'attesa troppo lunghe: la Regione rilanci il servizio»

La richiesta arriva dai sindacati veronesi, che sottolineano come le risorse risultino «non mancare» ricordando come sia stato «speso meno di un terzo dei soldi stanziati dallo Stato per l’emergenza sanitaria»

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«Il problema delle liste di attesa troppo lunghe, già grave prima della pandemia, ha assunto dimensioni preoccupanti durante i picchi dell’emergenza sanitaria con i ripetuti blocchi delle attività ospedaliere e delle visite specialistiche, e diventa tanto più insostenibile e ingiustificabile oggi che al miglioramento della situazione epidemiologica non ha fatto seguito un adeguato rilancio del servizio sanitario pubblico». Sono Stefano Facci, Segretario Generale Cgil - Camera del Lavoro di Verona,  Antonio De Pasquale, Segretario Generale Funzione Pubblica FP Cgil, e Adriano Filice, Segretario Generale Sindacato Pensionati SPI Cgil, ad intervenire sul problema che riguarda anche gli ospedali veronesi, chiedendo alla Regione di intervenire ed evitare così che le famiglie siano costrette a rivolgersi al settore privato. 
«Le risorse risultano non mancare: nell’esaminare il bilancio regionale 2020, lo scorso 25 giugno la Corte dei Conti faceva notare che la Regione Veneto ha speso meno di un terzo dei soldi stanziati dallo Stato per l’emergenza sanitaria (98 milioni spesi su ben 289 disponibili). Al 31 dicembre 2020 il fondo destinato proprio al “Recupero liste d’attesa ospedaliera, specialistica e screening” risultava attinto soltanto per metà: 18 milioni spesi su circa 39 milioni disponibili.
L’inevitabile conseguenza di tale emergenza è quella di spingere i cittadini a posticipare le cure o a rivolgersi al privato, alimentando quel processo di privatizzazione strisciante dei servizi socio sanitari che nella nostra Regione è in atto da anni.

Sempre la Corte dei Conti ha infatti calcolato che nell’anno della Pandemia, il 2020, a livello nazionale la spesa per prestazioni specialistiche private e assistenza medica generica privata è cresciuta rispettivamente del 3,2% e del 12,7%. Ma è facile immaginare che un numero rilevante di famiglie abbia semplicemente posticipato le cure e continui a farlo con conseguenze drammatiche sulla salute dei cittadini e, in prospettiva, anche sui conti della Sanità pubblica.
Invitiamo pertanto la Regione a mettere le carte in tavola con trasparenza, e a provvedere al rilancio dei servizi garantendo a tutti e a tutte il diritto alla salute, a partire dai soggetti più fragili».

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