Atv, i sindacati chiedono un incontro: «La situazione è disastrosa»

Secondo i rappresentanti dei lavoratori il trasporto pubblico locale veronese ormai «non esiste» e l'azienda «è soffocata da vertici che per fini economici rifiutano di vedere la realtà»

(Foto Facebook - Atv Verona)

La situazione in Atv è «disastrosa», il trasporto pubblico locale «non esiste», l'azienda «è soffocata da vertici che per fini economici rifiutano di vedere la realtà» e la conseguenza è «la soppressione del servizio di mobilità pubblica e dell'auspicato futuro turistico». Questo è il quadro dipinto dai sindacati veronesi del settore trasporti, i quali ieri, 3 giugno, hanno inviato una lettera alle autorità locali per chiedere un incontro. Una missiva che ha fatto saltare il faccia a faccia che i rappresentanti dei lavoratori avrebbero dovuto avere oggi con chi dirige Atv per discutere sull'assegnazione al personale di cinque settimane di ferie tra il 20 giugno e il 31 agosto.

I segretari provinciali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal ed Slm-Fast chiedono il coinvolgimento del presidente della Provincia Manuel Scalzotto e del sindaco di Verona Federico Sboarina in questa riunione richiesta dagli stessi sindacati, i quali scrivono: «Mai prima d'ora si era visto un così ampio distacco della classe dirigente dai lavoratori di Atv», e aggiungono: «L'azienda è purtroppo gestita da persone che non sanno relazionarsi e che esercitano il proprio ruolo con prepotenza e arroganza».

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L'analisi dei sindacati di ciò che sta accadendo in Atv è questa: «Ci sono ancora parecchie persone in cassa integrazione, alcune potrebbero lavorare, altre almeno al 50% del tempo. La città ha un servizio da terzo mondo, i reclami fioccano e l'azienda fa orecchie da mercante. Non sono stati erogati i 100 euro di premio concessi dallo Stato per chi ha lavorato a marzo. Non sono stati erogati neanche i 70 euro per chi ha lavorato a Pasqua. Ai conducenti è stata tolta l'indennità per la vendita dei biglietti legata alla presenza».
A questo si è aggiunta la volontà della dirigenza di concentrare in sessanta giorni le cinque settimane di ferie del personale. «Ancora una volta si scaricano i costi sui dipendenti».

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