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Lettera di un neolaureato a Sboarina: «Ci conceda una proclamazione in Arena»

Salvatore Nucera si è laureato in giurisprudenza all'università di Verona e nel suo messaggio rivolto al sindaco ha raccontato che la pandemia non ha concesso a lui e ad altri studenti di poter «vivere a pieno quei solenni attimi legati alla proclamazione»

Salvatore Nucera

«Le chiederei di poter coronare il sogno mio e di tanti colleghi lasciati con l'amaro in bocca da questa pandemia, concedendoci la possibilità di ricevere una proclamazione solenne proprio in Arena, luogo in cui è certamente possibile garantire le misure di distanziamento sociale per una cerimonia che si svolga in serenità e sicurezza». È con rispetto, educazione e gentilezza che un ragazzo si è rivolto al sindaco di Verona Federico Sboarina, scrivendo una lettera per rilanciare una proposta avanzata quasi un anno fa dal consigliere comunale Andrea Velardi.
Il giovane che ha scritto la lettera si chiama Salvatore Nucera. Si è laureato in giurisprudenza all'università di Verona e nel messaggio rivolto a Sboarina ha raccontato: «Mi sono laureato a distanza, senza poter vivere a pieno quei solenni attimi legati alla proclamazione della laurea, che tutti dovrebbero avere scolpiti nella mente per gli anni avvenire e che costituiscono un enorme soddisfazione dopo anni di impagabile sacrificio». Per questo ha riproposto la richiesta di organizzare una proclamazione collettiva in Arena per tutti gli studenti che si sono laureati a distanza a causa delle restrizioni imposte dalla diffusione del coronavirus.

«Personalmente, ho amato Verona non solo perché è una città dalla bellezza unica al mondo, di una signorilità in grado di stupire chiunque la visiti da ogni parte del globo, ma anche perché è stata la sede da me prediletta per i miei studi universitari - ha scritto Salvatore Nucera - Sono stato, infatti, uno studente fuorisede. Tra le tante scelte in cui iniziare gli studi giuridici, scelsi proprio Verona per lo spirito d'innovazione, apertura e prossimità nei confronti della comunità studentesca. Di tale scelta sono stato enormemente appagato, poiché ho avuto la possibilità di crearmi un bagaglio culturale capace di accompagnarmi ovunque volessi andare. Infine, ho potuto godere delle bellezze della città, della quale ho potuto conoscere le particolarità, le tradizioni, la cultura, nonché le meravigliose persone che mi hanno accompagnato in questi cinque anni di spensieratezza universitaria».

«Capisco perfettamente che la situazione non contempli alcuna svista o disattenzione da parte di tutti noi, studenti e non, che dovremo sempre e comunque ricordare quanto accaduto - ha concluso il neolaureato - Pertanto, comprenderei un rifiuto da parte sua, legato sicuramente a ragioni più che valide ed opportune. Ciò nonostante, sono fiducioso che una persona come lei, che ha sempre dimostrato un atteggiamento di rinnovata apertura nei confronti dell'università e del valore aggiunto apportato dalla stessa alla città, sarà in grado di venire incontro ai desideri di chi ha dedicato tanta passione e studio in quelli che dovevano essere, e per buona parte lo sono stati, gli anni d'oro della nostra vita».

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