Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Attualità Legnago / Via Carlo Gianella

In arrivo 30 milioni per la riorganizzazione del Mater Salutis di Legnago

La Regione ha ottenuto l'accesso ai fondi nazionali dedicati agli investimenti per la sanità, ottenendo 371.824.503 euro per finanziare undici progetti, tra cui quello per l'ospedale legnaghese

Quando lo ha comunicato, il presidente della Regione Luca Zaia non era entrato troppo nei dettagli. In seguito, però, è stata diffusa la tabella sugli investimenti nel settore della sanità in arrivo in Veneto. Si tratta di 371.824.503 euro che finanzieranno undici progetti da realizzare in tutte le Ulss e all'Istituto Oncologico Veneto. È la positiva conclusione di un complesso iter iniziato nel 2020, attraverso il quale la Regione ha ottenuto l’accesso ai fondi nazionali dedicati agli investimenti per la sanità. Tutti i progetti hanno superato brillantemente un lungo percorso valutativo tecnico a livello nazionale.

In provincia di Verona, sarà finanziato un solo progetto per la prima fase di riorganizzazione funzionale e strutturale dell'ospedale di Legnago. Un investimento da 30 milioni di euro. «Che siano investiti al più presto perché non è possibile attendere oltre», ha commentato la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon.

«Ci auguriamo che possa essere il primo passo di un'inversione di tendenza - ha aggiunto Bigon - Finora infatti abbiamo assistito a un depotenziamento costante della sanità pubblica in provincia di Verona. La pandemia ha dato una spinta ulteriore a un processo in atto da tempo, non è certo la causa. A Legnago mancano primari e medici in troppi reparti, gli utenti o attendono mesi per una visita oppure sono costretti a rivolgersi al privato, visto che le altre strutture vicine, come Villafranca e Bussolengo, si trovano in una situazione analoga. Finora la riforma sanitaria con l'accorpamento delle Ulss non ha portato benefici sulla qualità dell'assistenza. Gli impieghi nella sanità pubblica in Veneto sono sempre meno attrattivi, come testimoniano i numerosi abbandoni dei medici ospedalieri, sia per il trattamento economico che per le possibilità di avanzamento di carriera. E su questo la Regione non ha fatto nessun mea culpa: non è solo un problema di programmazione nazionale. È inaccettabile che a Legnago manchino da mesi primari di cinque reparti, è ovvio che lavorare in una situazione del genere non sia appetibile. E il resto, ritardi e disservizi, viene di conseguenza. Per questo chiediamo che quelle risorse vengano spese presto e bene».

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