Giovedì, 13 Maggio 2021
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Interrogata in dad, ad una studentessa del Montanari viene chiesto di bendarsi

Alla professoressa è sorto il dubbio che la ragazza stesse leggendo e così la giovane ha dovuto concludere la prova con una sciarpa sugli occhi. La Rete degli Studenti Medi esprime solidarietà alla studentessa e chiede provvedimenti

Ragazza bendata (Foto generica di repertorio)

Piena solidarietà dalla Rete degli Studenti Medi è stata espressa alla studentessa del liceo Carlo Montanari di Verona, a cui una professoressa ha chiesto di bendarsi durante un'interrogazione in didattica a distanza (dad).

Il fatto è accaduto prima delle vacanze di Pasqua e dopo la manifestazione organizzata in Piazza Bra proprio contro la dad. Una studentessa del secondo liceo stava sostenendo un'interrogazione di tedesco al computer perché le scuole erano chiuse e le lezioni si potevano tenere solamente a distanza. Durante la prova, alla professoressa è sorto il dubbio che la ragazza stesse leggendo e così le ha chiesto di bendarsi. La giovane ha obbedito coprendosi gli occhi con una sciarpa ed ha terminato così l'interrogazione.

La curiosità dell'episodio ha alimentato il passaparola via social degli studenti. La notizia è poi giunta ai genitori che si sono rivolti al dirigente del liceo. E proprio il dirigente ha dato il via ai doverosi accertamenti sul caso. L'associazione studentesca Rete degli Studenti Medi ha però espresso sconvolgimento ed amarezza per le «decisioni repressive della professoressa».

«Ma purtroppo non siamo sorpresi - conclude il commento dell'associazione - Non è la prima docente che, durante le lezioni in didattica a distanza, decide di instaurare un clima del tutto inadatto per la nostra crescita e formazione. La dad è già di per se uno strumento che allontana lo studente dalla scuola e dal resto della comunità studentesca e non può diventare un pretesto per azioni intimidatorie nei confronti di chi sta sostenendo una prova di valutazione. Chiediamo che vengano presi dei seri provvedimenti, non è questa la scuola che vogliamo».

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