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Sabato, 22 Gennaio 2022
Attualità San Zeno / Via Luigi Settembrini

«Pensioni, adeguamenti irrisori. L'impennata dell'inflazione se li è mangiati»

L'aumento delle pensioni scatterà con il 2022, ma il sindacato dei pensionati di Cgil parla di 9 euro in più per le pensioni minime (da 515 a 524 euro, pari a 108 euro all’anno) e di 17 euro al mese su una pensione da mille euro

Secondo l'Istat, l'inflazione a novembre è cresciuta del 3,8% portandosi su livelli che non si vedevano dal 2008. Un'impennata che mal si abbina con gli adeguamenti irrisori delle pensioni e con i salari fermi. «Così si spinge il Paese e il territorio veronese su una strada sbagliata, che porta diritta ad incancrenire le diseguaglianze sociali anziché lenirle e risolverle», è la costatazione del sindacato dei pensionati Spi Cgil Verona, che aderisce allo sciopero generale del 16 dicembre.

L'1 gennaio 2022 scatterà l’adeguamento delle pensioni dell'1,7%, che il presidente Inps Pasquale Tridico ha definito «considerevole». Non è però d'accordo lo Spi, che parla di un aumento di 9 euro per le pensioni minime (da 515 a 524 euro, pari a 108 euro all’anno) e di 17 euro al mese su una pensione da mille euro (pari a 204 euro all'anno). Soldi che non vanno a coprire gli aumenti dei costi, come quello dei beni energetici il quale potrebbe continuare ad aumentare anche nel 2022, vanificando così gli sforzi del Governo contro il caro bollette. «Il rincaro delle bollette metterà in grave difficoltà le pensionate ed i pensionati con pensioni basse, che nel Veronese sono la grande maggioranza: 6,4 pensioni su 10 hanno infatti importi inferiori ai mille euro mensili e tra queste la media è di appena 527 euro mensili - ha dichiarato Adriano Filice segretario generale Spi Cgil Verona - La prevista stangata del 30% sulla luce e del 15% sul gas si tradurrà in un esborso medio di 350 euro per coppia di pensionati, che si mangerà così l’intero adeguamento. Se poi si avverassero le previsioni del centro studi Nomisma energia, che ritiene possibile un aumento del 25% della luce e del del 50% del gas, il rincaro sarebbe di 630 euro, semplicemente insostenibile».

Per questo il sindacato ritiene indispensabile un intervento fiscale equo per migliorare le retribuzioni e le pensioni medio basse, dove si colloca la stragrande maggioranza di chi lavora e di chi è in pensione. «Siamo un Paese che sull'equità fiscale e sociale non può continuare a scherzare o far giochetti, tanto più con 100 miliardi all’anno di evasione fiscale e contributiva - prosegue la Cgil - L'85% dell’Irpef è versata da lavoratori e lavoratrici dipendenti e da pensionati e pensionate che si concentrano per di più nella fascia di reddito 0-35mila euro annui. Teniamo conto, inoltre, che le lavoratrici veronesi e le pensionate veronesi e venete percepiscono una retribuzione e una pensione inferiore a quella degli uomini, il che rende il vantaggio fiscale ancora più impari oltre che esiguo per una famiglia».
Per Spi Cgil Verona è giunto il momento di un reale intervento su pensioni e retribuzioni, per migliorarne le condizioni. E ritenendo inadeguato l'intervento del Governo, il sindacato non poteva che confermare lo sciopero generale del prossimo giovedì.

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