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Inaugurato ospedale di comunità del Sacro Cuore Don Calabria di Negrar

È dotato di 24 posti letto in 12 stanze. L'assistenza infermieristica è continuativa, anche di notte. E non ci sono limiti di orario alle visite dei famigliari. «Segnale di umanità e di vicinanza»

Questa mattina, 20 maggio, con il taglio del nastro da parte dell'assessora regionale alla sanità del Veneto Manuela Lanzarin, è stato ufficialmente inaugurato l'ospedale di comunità del Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.

La struttura si trova al terzo piano di Casa Nogarè, una delle tre strutture residenziali extra-ospedaliere della Cittadella della Carità, ed è dotato di 24 posti letto, distribuiti in 12 stanze. Dal 13 marzo, l'ospedale di comunità ospita pazienti clinicamente stabili dopo una fase acuta della patologia, ma non idonei al rientro a domicilio. E sono accolti nei nuovi locali anche pazienti cronici che a causa del riacutizzarsi della malattia non possono, momentaneamente, essere seguiti a casa. In generale, sono ricoverati soggetti che necessitano di cure mediche a bassa intensità e soprattutto di assistenza infermieristica continuativa, anche notturna.
L’obiettivo dell'ospedale di comunità è il ripristino dell’autonomia del paziente, finalizzata al rientro nella propria abitazione. La degenza gratuita è prevista per un massimo di 30 giorni, prorogabile con un contributo economico del paziente.
Dal punto di vista organizzativo, l'ospedale di comunità è una risposta alle cosiddette dimissioni difficili, che altrimenti troverebbero come alternativa la permanenza nei reparti per acuti, a causa della complessa valutazione per l’inserimento nelle lungodegenze, dei tempi tecnici dell’attivazione dell’assistenza domiciliare o più semplicemente per i tempi necessari all’adeguamento dell’abitazione.
Come per tutti gli altri sei ospedali di comunità del Veronese, l’accesso dei pazienti è governato dalla Centrale operativa territoriale dell’Ulss 9, che vaglia l’idoneità delle richieste provenienti dai reparti per acuti degli ospedali della provincia, oppure dai medici di medicina generale o anche dai pronto soccorso.

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Alla cerimonia di questa mattina erano presenti il prefetto di Verona Demetrio Martino, il sindaco di Negrar Roberto Grison, la direttrice generale dell’Ulss 9 Patrizia Benini insieme a quella sanitaria Denise Signorelli, il comandante provinciale dei carabinieri Francesco Novi, quello della guardia di finanza Italo Savarese e la dottoressa Anna Maria Fiorillo in rappresentanza del questore. La benedizione è stata impartita dal superiore generale dell'Opera Don Calabria padre Massimiliano Parrella. Ed il prefetto del dicastero per le chiese orientali Claudio Gugerotti ha inviato un messaggio di saluto non potendo essere presente in quanto convocato per un incontro da Papa Francesco. «L'ospedale di comunità di Negrar rientra appieno nella programmazione regionale che prevende una vasta rete di strutture intermedie tra ospedale e territorio - ha affermato l’assessora Lanzarin - Questa struttura ha alcune peculiarità importanti: fa parte della Cittadella della Carità, nella cui area gravitano l’ospedale Sacro Cuore Don Calabria e i centri servizi per anziani non autosufficienti e in stati vegetativi permanenti. In più la vicinanza all’ospedale agevola, là dove è necessario, l’accesso alla specialistica diagnostica e terapeutica e rende immediata la gestione dell’urgenza. Condivido in pieno, infine, la scelta per la quale la presenza dei familiari durante la giornata non è sottoposta a orari. Un chiaro segnale di umanità e di vicinanza anche alle famiglie». Una peculiarità dell'ospedale di comunità che ha ricevuto parole di apprezzamento anche dal prefetto Martino, il quale ha rilevato: «Oggi ci troviamo qui a festeggiare l’apertura concreta e la disponibilità di nuovo presidio sanitario. Ma per arrivare qui c’è stato negli anni un grande lavoro di sistema e di buona amministrazione che vanno assolutamente sottolineati».
«Attivare da parte della Regione un ospedale di comunità all’interno di un ospedale convenzionato significa di fatto dare evidenza a quella che dovrebbe essere la normale sinergia tra sistema pubblico e convenzionato di valore, qual è il Sacro Cuore Don Calabria, grazie alla quale il cittadino può trovare risposta», ha sottolineato la direttrice dell’Ulss 9 Patrizia Benini.

«Oggi questa Cittadella si arricchisce di una nuova struttura. L’organizzazione che la caratterizza e la finalità per cui è stata realizzata rispondono all’idea di sanità così come la concepiva San Giovanni Calabria - ha esordito il presidente del Sacro Cuore Don Calabria Gedovar Nazzari - Per il nostro santo fondatore la sanità ha ragione d’essere perché è al servizio della persona, perché si prende cura del malato, facendosi carico soprattutto delle situazioni di particolare bisogno».
«L’ospedale di comunità è previsto dalle schede ospedaliere dell’ultimo piano sanitario regionale - ha sottolineato l'amministratore delegato Claudio Cracco - Quindi la sua realizzazione non è frutto dell’emergenza pandemica né dei fondi messi a disposizione dal Pnrr. Bensì dalla lungimiranza della Regione Veneto: la prima normativa regionale che ha definito i requisiti di autorizzazione e accreditamento per gli ospedali di comunità risale al 2012. La volontà regionale di rafforzare la rete delle cure intermedie, coinvolgendo anche la sanità privata accreditata, ha incontrato piena corrispondenza con il progetto che caratterizza da sempre la Cittadella della Carità, quello di creare all’interno della stessa un percorso di presa in carico del paziente in ogni fase della malattia».

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L’équipe dell'ospedale di comunità è composta da medici, tra cui il responsabile clinico dottor Luca Scala, da personale infermieristico e da operatori socio sanitari. Il Piano assistenziale individuale redatto per ogni paziente prevede, se necessario, anche un programma di riabilitazione con un fisioterapista dedicato.
Figura peculiare dell'ospedale di comunità è il case manager, un infermiere che ha il compito di seguire e nel caso di implementare o rivedere, in collaborazione con l’équipe medica e infermieristica, il Piano assistenziale di ciascun paziente, mantenendo i rapporti con la famiglia in vista del rientro a casa.

«Finora abbiamo accolto circa 50 pazienti provenienti sia dall’area medica sia da quella chirurgica degli ospedali dell’Ulss 9, ma abbiamo avuto anche accessi dal territorio tramite i medici di medicina generale e dal pronto soccorso - ha spiegato Scala - Sono in genere anziani pluripatologici che necessitano di un riequilibrio del loro piano terapeutico farmacologico. L’approccio medico è di presa in carico a 360 gradi, fondamentale per il raggiungimento dell’autonomia possibile del paziente e del suo ritorno a casa».

L’assistenza infermieristica è garantita a tutte le ore, mentre i medici sono presenti dalle 8 alle 20. Dopo, in caso di necessità, interviene la guardia medica interna in collaborazione con la guardia medica territoriale. «Un tratto distintivo del nostro ospedale di comunità è la possibilità della presenza di un familiare durante tutta la giornata senza limiti di orario - ha spiegato il coordinatore infermieristico Antonio Zattarin - Sappiamo quanto sia importante la vicinanza di un proprio caro nel percorso di guarigione. Ma abbiamo voluto la presenza dei familiari anche in una logica formativa, in quanto affiancando gli operatori hanno l’opportunità di acquisire le modalità di assistenza del loro congiunto una volta tornato a casa».

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