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Ibis Eremita. La quinta migrazione guidata dall'uomo è entrata in Italia

Il progetto cofinanziato dall’Ue LIFE+ “Reason for hope”, che vede il Parco Natura Viva come unico partner italiano, si è posto come obiettivo la reintroduzione di questo volatile nel suo ambiente, dopo la sua scomparsa dovuta alla pressione venatoria

Dal triplice confine nei pressi del Passo Resia alle porte settentrionali della Pianura Padana: centonovanta chilometri in 3 ore e 45 minuti per un’altitudine massima di 2.200 metri, raggiunta dove le Alpi altoatesine - anche quest’anno - hanno riservato l’attacco di un’aquila. È così che mercoledì mattina lo stormo di uomini e uccelli della V° Migrazione Guidata dall’Uomo è entrato in Italia toccando terra a Thiene, in una terza tappa tradizionalmente molto impegnativa. Ventiquattro ore nel vicentino e stamattina i 29 ibis eremita e le due mamme adottive a bordo degli ultraleggeri riprenderanno il viaggio in direzione della prossima tappa di Borgo San Lorenzo (FI).

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L’annuncio è del Parco Natura Viva di Bussolengo, unico partner italiano del progetto cofinanziato dall’Ue LIFE+ “Reason for hope” per la reintroduzione in natura dell’ibis eremita, affidato ai ricercatori austriaci del Waldrappteam. “Lo stormo di uomini e uccelli - spiega Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva - è partito il giorno di Ferragosto dal Lago di Costanza con l’obiettivo di raggiungere il clima mite dell’Oasi di Orbetello, dove gli ibis si tratterranno per svernare fino alla prossima primavera. A quel punto, senza il supporto delle mamme adottive, gli uccelli avranno il compito di ripartire verso i quartieri riproduttivi della Baviera e di compiere il viaggio autonomamente in senso opposto. E ad ogni nuovo ritorno in Italia saranno gli esemplari ormai esperti a condurre a sud i nuovi nati, in un viaggio antico a cui l’uomo aveva posto fine”.

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Fu infatti nel XVII secolo che l’ibis eremita scomparve dai cieli d’Europa a causa della pressione venatoria ed oggi, quasi in un regolamento di conti con la natura, è proprio l’uomo a rimediare. “Alle mamme adottive - prosegue Avesani Zaborra - vengono affidate le uova deposte in un parco zoologico a qualche ora dalla schiusa e da quel momento, instaurano con i piccoli un rapporto che consente loro di crescerli, addestrarli al volo e farsi seguire alla testa dell’ultraleggero. Ma il percorso sarà completo solo quando, arrivati ad Orbetello, il ruolo delle mamme adottive terminerà: gli ibis dovranno dimostrare da soli di poter tornare alla vita selvatica”.

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Il viaggio verso Orbetello non è che a metà e lo stormo ha ancora di fronte il grande appuntamento con gli Appennini. All’arrivo, uomini e uccelli avranno compiuto 1000 chilometri in volo: niente, rispetto alle migliaia di chilometri che potranno percorrere una volta tornati al proprio habitat naturale.

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