Mercoledì, 16 Giugno 2021
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Cosa cambia per le certificazioni verdi Covid con il nuovo decreto-legge approvato dal governo

Il decreto ha modificato la durata della validità e potrà essere rilasciato anche dopo la prima somministrazione di vaccino

Aeroporto - immagine d'archivio

La certificazione verde o green pass nazionale sarà valida per nove mesi dal rilascio e potrà essere rilasciata anche dopo la prima dose di vaccino. Sono le due essenziali novità che il decreto-legge 18 maggio 2021, n. 65 approvato dal Consiglio dei ministri ha introdotto in tale ambito. In particolare, all’Art. 14 del decreto si legge che la certificazione verde «ha validità di nove mesi dalla data del completamento del ciclo vaccinale». Tuttavia, il comma 2 del medesimo articolo riporta che la stessa certificazione verde Covid «è rilasciata anche contestualmente alla somministrazione della prima dose di vaccino e ha validità dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale».

In sostanza le opzioni per sfruttare la certificazione verde sono essenzialmente due: o si attende il completamento del ciclo vaccinale (che per alcuni potrebbe anche consistere in un’unica dose, ad esempio chi è risultato positivo nei precedenti tre mesi), oppure si attendono 15 giorni dalla prima somministrazione, poiché a quel punto la certificazione verde sarà comunque valida dal quindicesimo giorno fino al completamento del ciclo vaccinale (cioè la seconda dose in questo caso), quando inizieranno poi ad essere formalmente conteggiati i nove mesi di validità del green pass.

Come riportato dallo stesso ministero della Salute, per “certificazione verde” nazionale si intende una certificazione comprovante uno dei seguenti stati: 

  • «Lo stato di completamento del ciclo vaccinale contro il SARS-CoV-2».
  • «La guarigione dall’infezione da SARS-CoV-2 (che corrisponde alla data di fine isolamento, prescritto a seguito del riscontro di un tampone positivo)».
  • «Il referto di un test molecolare o antigenico rapido per la ricerca del virus SARS-CoV-2 e che riporti un risultato negativo, eseguito nelle 48 ore antecedenti».

Una domanda che molti si staranno facendo è più meno questa: ma che diavolo di aspetto ha questo green pass o certificazione verde Covid? In realtà, un vero e proprio documento uniformato per tutti ad oggi non è disponibile, vi sono però almeno tre tipologie diverse di documenti che possono essere rilasciate e che, di fatto, costituiscono ciascuna una “certificazione verde”. Lo ricorda sempre il ministero della Salute in questi termini:

  • «Il normale certificato vaccinale rilasciato dalla Regione o dalla ASL alla fine del ciclo vaccinale, che indica anche il numero di dosi somministrate rispetto al numero di dosi previste per l’individuo, è considerato un certificato verde Covid-19».
  • «Il certificato di fine isolamento rilasciato dalla ASL è considerato un certificato verde Covid-19».
  • «Il referto del test antigenico negativo effettuato presso le farmacie autorizzate o i medici di medicina generale/pediatri di libera scelta è considerato un certificato verde Covid-19».

Va infine ricordato che l’Italia aderirà al cosiddetto “Digital Green Certificate” (DGC), ovvero «un certificato, digitale o cartaceo» che, ancora una volta, attesti l’avvenuta vaccinazione contro Covid-19, oppure l’avvenuta guarigione da Covid-19, o infine l’effettuazione di un test molecolare o antigenico per la ricerca di SARS-CoV-2 con risultato negativo. Tale “Digital Green Certificate” è previsto sia «interoperabile a livello europeo, attraverso un codice a barre bidimensionale (QRcode), verificabile attraverso dei sistemi di validazione digitali, associato ad un codice identificativo univoco a livello nazionale». Il “Digital Green Certificate” «sarà gratuito e in italiano e inglese» e l’«entrata in vigore è prevista per giugno 2021».

Cambia qualcosa tra certificazione verde nazionale e “Digital Green Certificate”? Al momento sì, e a spiegarlo è lo stesso ministero della Salute: «La certificazione verde Covid-19 è valida solo sul territorio nazionale, in quanto al momento il sistema e le regole del Digital Green Certificate non sono entrati in vigore, pertanto per recarsi all’estero si è soggetti alle normative dei singoli Paesi». Quindi, ad oggi, cosa si può fare con la certificazione verde nazionale? Al momento, se si è muniti di certificazione verde ci si può spostare in entrata e in uscita anche dai territori italiani collocati in zona rossa o arancione. Inoltre vi è una rilevante utilità della certificazione verde in tema di "matrimoni" o altre cerimonie e feste relate: con il nuovo decreto-legge 18 maggio 2021, n. 65 è stato infatti disposto (Art. 9 comma 2) che «dal 15 giugno 2021, in zona gialla, sono consentite le feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose, anche al chiuso, nel rispetto di protocolli e linee guida», nonché «con la prescrizione che i partecipanti siano muniti di una delle certificazioni verdi».

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