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Arriva il giorno del giuramento per i 62 allievi agenti della scuola di Peschiera

Tra loro anche Shqiprim Berisha che a otto anni è scappato insieme alla famiglia dalla Ex Jugoslavia dilaniata dalla guerra e, arrivato in Italia, ha ricevuto il primo gesto di aiuto proprio da un poliziotto

Domani mattina, 26 luglio, dalle 9.30, nel piazzale dell'alzabandiera della Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato di Peschiera del Garda, avrà luogo il giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana dei 62 frequentatori (17 donne e 45 uomini) del 212esimo corso.

A causa delle misure di contenimento dei contagi, gli allievi sono stati divisi dall'inizio del corso, il 27 gennaio, in due diversi gruppi, che si sono alternati in due fasi: una residenziale, durante la quale hanno seguito le lezioni pratiche di tiro, tecniche operative, difesa personale e guida; una di didattica a distanza, durante la quale hanno seguito la formazione sulle diverse materie teoriche.
E da martedì prossimo, giorno in cui diventeranno agenti in prova, gli allievi prenderanno servizio nei diversi reparti e uffici presenti in tutt'Italia, per iniziare a svolgere i quattro mesi di periodo di prova, insieme agli altri 947 allievi, provenienti dalle altre scuole della Polizia di Stato.

Sempre a causa del Covid-19, ovviamente, non avrà luogo il tradizionale giuramento, ma una cerimonia più semplice, alla presenza esclusivamente del vicario del questore e dei familiari dei tre allievi agenti vittime del dovere, Chiara Pilato, Gabriele Beolchi e Giovanni Pezzi, rispettivamente figlia dell'assistente capo Michele Pilato, figlio dell'assistente Giuseppe Beolchi e fratello dell'agente Pietro Pezzi, medaglie d'oro al valor civile. I loro stessi familiari, prima del termine della cerimonia, consegneranno ai tre allievi agenti le "Placche di riconoscimento", appartenute ai papà di Chiara e Gabriele e al fratello di Giovanni. Un emozionante passaggio di testimone.

Per permettere a chi non potrà essere presente alla cerimonia di seguire comunque l'evento, sarà attiva la diretta Facebook, attraverso la pagina della Questura di Verona.

La Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato di Peschiera ha evidenziato i nomi dei primi tre classificati nella graduatoria di questo corso: il primo è Liborio Paternò, la seconda è Luana Puntolieri ed il terzo è Moreno Abisso. Mentre i quattro allievi agenti, che si sono distinti nelle materie pratiche sono: Davide Martinengo (Difesa personale), Dario Tessarin (Pratica armi e addestramento al tiro), Martina Mulone (Tecniche operative nei servizi di polizia) e Chiara Pilato (Circolazione stradale, impiego dei veicoli e protocolli operativi dei controlli stradali)

Ci sarebbero molte storie da raccontare, tra allievi agenti mamme, papà e allievi agenti con diversissime esperienze sulle spalle. Ma quella che è sembrata più significativa è la storia di Shqiprim Berisha: «Nel 1998, la guerra nella Ex Jugoslavia provocò un esodo di migranti non indifferente. In mezzo a quelle persone disperate c’era anche la mia famiglia, la quale abbandonò la propria terra nella speranza di trovare una vita migliore. All’epoca avevo otto anni, non capivo bene ciò che stava accadendo, ma l’unica cosa chiara era che dovevamo scappare. Fu un viaggio lungo, insidioso e con molte difficoltà. La mia famiglia mi ha sempre detto che non dovevamo preoccuparci perché sarebbe andato tutto bene e che saremo tornati a casa il prima possibile. Cosi non fu, attraversammo invece la penisola balcanica in cerca di una nuova meta. La sorte ci portò al confine italo-sloveno, dove i più fortunati e con una maggiore disponibilità economica riuscirono ad attraversare il confine illegalmente, dirigendosi verso i paesi del Nord Europa. Ci trovammo a pochi passi dal confine italiano. Sentivo spesso nominare l’Italia, non sapendo neppure cosa fosse e dove realmente si trovasse. Ricordo molto bene quando ci caricarono in un furgone per poi lasciarci, dopo molto tempo, in una piazza al freddo. Era ottobre o novembre e mi ricordo che c’era un vento gelido che mi tagliava le mani. Più passava il tempo e più faceva freddo. Le persone più fortunate riuscirono ad andarsene, noi no. Per poterci scaldare un po', mio padre prese per mano me e mio fratello più piccolo e si mise a camminare. Credo che dalla disperazione, dalla rassegnazione e dal freddo, i miei genitori cercarono un punto di Polizia per chiedere aiuto. Ed è stato proprio questo che fece la differenza nella nostra e nella mia vita. Alla richiesta di aiuto presso questo punto di Polizia nella città di Trieste rispose un poliziotto in servizio quella notte. Non ho idea come la mia famiglia abbia potuto avere un dialogo con questa persona, perché nessuno di noi parlava l’italiano. L’unica cosa che ricordo con precisione è stato il suo gesto del pollice all’insù verso di noi. Quell’uomo si avvicinò a me e a mio fratello, appoggiò la mano sulla mia spalla e fece segno di aspettare. Tornò dopo qualche minuto, aveva con sé due bicchieri e due merendine. Si avvicinò verso di noi dandoci questo dono. Quello fu il nostro primo cappuccino e la prima barretta di cioccolato ai cereali della nostra vita. Io penso che in quella notte quell’uomo in divisa indossò per un momento i nostri panni. Il suo gesto fu inaspettato, dal luogo dove venivamo era impensabile una cosa del genere da parte di un poliziotto. Noi scappavamo dalla guerra, la polizia era ostile nei nostri confronti, mentre in un altro Stato era avvenuto l’opposto. Nonostante io fossi solo un bambino, questa esperienza mutò totalmente la mia visione verso le forze dell’ordine. Sono cresciuto in Italia con il desiderio di poter un giorno indossare quella divisa nella speranza di essere d’aiuto e di supporto a qualcuno, come qualcuno lo è stato per me».

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