Il primo gipeto italiano si prepara a ripopolare la zona dell'Andalusia

Nato due mesi fa al Parco Natura Viva di Bussolengo, Stelvio ha un altro mese davanti a sé da trascorrere con la madre, prima di affrontare un viaggio lungo 1800 chilometri

 

L’ultimo gipeto fu ucciso sulle Alpi 1913 e se oggi il numero di esemplari presenti si può contare nell’ordine delle decine, è solo grazie alle reintroduzioni in natura in corso: lo stesso destino di speranza che sarà riservato anche al piccolo gipeto nato due mesi fa al Parco Natura Viva di Bussolengo e che tra un mese esatto andrà a ripopolare i cieli del Vecchio Continente, unico “italiano” tra gli altri 17 pulcini provenienti da altri zoo d’Europa. Il solo ad essere nato quest’anno in un parco zoologico del nostro Paese, il piccolo Stelvio - in onore del luogo in cui fu rilasciato il primo gipeto - si trova ancora al caldo del nido insieme a mamma Julia, ignaro di quello che lo attende al compimento del terzo mese di vita: un viaggio di 1.800 chilometri e la sua nuova casa saranno le alture dell’Andalusia, dove avrà il compito di ristabilire la presenza di una specie scomparsa in quella zona alla metà degli anni ’80.

«L’Andalusia Reintroduction Project - spiega Camillo Sandri, veterinario e direttore tecnico del Parco Natura Viva - è attivo dal 2006 e quest’anno, per la prima volta, partecipa un esemplare “italiano”. Si inserisce però in un’azione di reintroduzione molto più ampia da parte della Vulture Conservation Foundation, attiva in molti siti di rilascio tra Spagna, Italia e Francia e che - dal suo esordio nel 1986 - ha riportato nei cieli d’Europa 223 esemplari di questo avvoltoio». Necrofago, dall’apertura alare che supera i 2 metri e mezzo, il gipeto si è specializzato nel cibarsi di midollo e ossa, che riesce a frantumare perfettamente lasciandole cadere dall’alto sulle rocce.

«Il nostro piccolo sfiora ormai i 4 chili e sta imparando velocemente a nutrirsi da solo - prosegue Sandri -. Julia, nonostante sia alla sua prima esperienza, lo sta allevando come farebbe una mamma esperta, provvedendo non solo alle sue necessità fisiologiche ma trasmettendogli anche quelle competenze indispensabili per affrontare la sua nuova vita selvatica». Il piccolo gipeto avrà ancora un mese davanti a sé per crescere e apprendere dalla sua mamma. Dopodichè, dovrà cavarsela da solo per tentativi ed errori, nei cieli di un’Europa che non vuole arrendersi alla scomparsa della biodiversità.

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