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Autismo, lettera di un bimbo di 8 anni: «È così che sono fatto io»

Nella Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo è stato condiviso un messaggio scritto da Colin Selmo a scuola, nel Villafranchese: «L'autismo non è una malattia, è una difficoltà»

A Villafranca di Verona, un bambino di 8 anni ha spiegato in poche righe cos'è l'autismo. Il bimbo si chiama Colin Selmo ed è autistico come il resto della sua famiglia, ma è stato l'unico dei tre fratelli che ha espresso a parole la sua consapevolezza. «L'autismo non è una malattia, è una difficoltà», ha scritto Colin, in un messaggio che descrive come l'autismo incida sulla sua vita.

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Il messaggio è stato scritto da Colin nel gennaio scorso, di getto, quando il bambino era a scuola. Ed è stato condiviso dalla famiglia oggi, 2 aprile, Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, ricorrenza istituita nel 2007 dalle Nazioni Unite. Una Giornata pensata come opportunità per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza del garantire alle persone autistiche una vita piena e soddisfacente e porre sotto l’attenzione di tutti il rispetto dei diritti delle persone nello spettro autistico.

E nelle parole di Colin c’è grande consapevolezza su un tema sociale e sanitario estremamente complesso, ma c'è anche la denuncia di un'inclusione ancora incompleta. «L'autismo è veramente difficile da spiegare perché è un tipo di personalità diversa da tutte e quindi non vogliono capirci - ha scritto il bimbo di 8 anni - Però voglio parlarne con chiunque stia leggendo». Anche Colin Selmo, dunque, ha sentito la necessità di sensibilizzare sulle difficoltà che vive insieme ai genitori, al nonno e ai fratelli. «L'autismo non è una malattia (anche se quasi tutti dicono che lo è) ma è una difficoltà e le cose facili per voi sono difficili per noi (cioè gli autistici) come per esempio parlare (che è una cosa fondamentale) mangiare, bere, vestirci», si legge ancora nel messaggio scritto da Colin. Parole che fanno trasparire difficoltà e sofferenze provate per trovare strategie funzionali che permettano a Colin e alle altre persone autistiche di avere le stesse performance dei neurotipici. Ed emerge anche la fatica che intere famiglie provano nel vivere una quotidianità che altri danno per scontata.

Il testo termina con una frase sincera ed in un certo senso anche fiera: «Ed è così che sono fatto io». Colin è un bambino cresciuto nella consapevolezza delle difficoltà sue e dei suoi fratelli, i quali hanno maggiori compromissioni. Nonostante ciò, ogni giorno, i tre fratelli Colin, Liam e Derek si mettono in gioco affrontando le loro difficoltà e migliorandosi grazie a strategie pensate e rimodulate su ognuno grazie ai genitori, anch’essi diagnosticati nello spettro autistico.
Per questa famiglia, come per tante altre nel mondo, la giornata del 2 aprile sarà una tra le tante vissute tra obiettivi, strategie, strumenti facilitanti, fatiche e speranze. Come ogni giorno, loro ed altri combatteranno per il diritto allo studio, al gioco, al lavoro e alla vita.

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