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Foto di repertorio

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Richiesta di rendere parte del salario ai lavoratori Fav. Disappunto Cisl

Il segretario della Fistel Veneto Mauro Vianello: «Confidiamo che la triste questione si risolva ai tavoli sindacali, anticipando che in assenza di positiva soluzione ci rivolgeremo ai legali»

Anche il sindacato Fistel Cisl del Veneto, come già hanno fatto gli altri sindacati, ha espresso il proprio «totale disaccordo» sulle lettere arrivate ai lavoratori di Fondazione Arena. Con questi messaggi è stato comunicato ai dipendenti dell'ente culturale veronese che nel 2014 sarebbe stato a loro corrisposto una parte di salario ritenuta poi illegittima e quindi, a distanza di cinque anni, queste somme dovranno essere restituite.
Il sindacato del lavoratori dello spettacolo della Cisl ha evidenziato che in questi ultimi tre anni il piano di risanamento dei conti di Fondazione Arena ha tolto due mensilità all'anno ai dipendenti. «Se qualcuno, e dico se, ha sbagliato - ha detto il segretario Mauro Vianello - non sono i lavoratori ma altri, i lavoratori hanno già dato tanto. Confidiamo che la triste questione si risolva ai tavoli sindacali, anticipando che in assenza di positiva soluzione ci rivolgeremo ai legali».

E sul caso interviene anche la sezione veronese di Potere al Popolo.

Il 2018 si è concluso per i lavoratori della Fondazione Arena di Verona nel peggiore dei modi: nessun concreto rilancio, perseveranza nella mala gestione, incarichi dirigenziali e appalti arbitrari e opachi, e, in ultima istanza, la minaccia per i lavoratori di dover restituire quantità economiche indebitamente erogate dalla precedente amministrazione - ricordano da Pap - I lavoratori hanno occupato la rappresentativa Sala Ettore Fagiuoli, come già avvenne nel 2015 e sfiduciato la direzione. Da allora i rapporti sindacali si sono di fatto interrotti e non si è avuto più che qualche blando impegno della squadra dirigenziale ad affrontare la situazione, dicendosi per altro vicina ai lavoratori e sensibile alle loro istanze. L'impegno e la sensibilità hanno portato alle raccomandate con cui la Fondazione richiede indietro i soldi ai dipendenti, però disposta ad accordare rateizzazioni o altre forme di rimborso. I rimborsi sono stati chiesti a tutti i dipendenti in forza negli anni 2014 e 2015, sia stabili che aggiunti e addirittura agli stessi danzatori che nel frattempo sono stati licenziati.
Ritieniamo che le responsabilità di questa ultima situazione siano ben note ed è deprecabile che le conseguenze ricadano ancora una volta sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. Se dei soldi devono essere restituiti, che vengano richiesti a chi ha creato il danno con una sciagurata gestione.

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