Fondazione Arena, meno soldi a causa della bassa valutazione artistica

Sgomento dai Slc-Cgil, Uilcom-Uil e Fials-Cisal che hanno analizzato documentazione riguardante il Fus, il Fondo Unico per lo Spettacolo attraverso cui il Ministero finanzia le attività delle fondazioni lirico-sinfoniche

Teatro Filarmonico (Foto Ennevi)

Le sezioni veronesi dei sindacati Slc-Cgil, Uilcom-Uil e Fials-Cisal hanno recentemente ricevuto dalle loro strutture nazionali la documentazione riguardante il Fus, il Fondo Unico per lo Spettacolo attraverso cui il Ministero finanzia le attività delle fondazioni lirico-sinfoniche italiane e quindi anche Fondazione Arena. La documentazione si riferisce al 2018 e testimonia una calo vicino ai 300mila euro della quota spettante alla fondazione scaligera. «Analizzato rispetto al contributo relativo al 2017 - scrivono i segretari dei tre sindacati, Paolo Seghi, Ivano Zampolli e Dario Carbone - mentre la sub-quota del 25% spettante per la capacità di reperire risorse ha segnato un +283.527 euro (attestandosi a 6.039.855 euro, la migliore performance di Fondazione Arena degli ultimi cinque anni), le altre due componenti hanno subito una importante contrazione: il 50%, calcolato con punteggio sul numero di alzate di sipario, ha segnato un -369.425 euro e il 25%, attribuito alla qualità degli spettacoli, ha segnato un -213.734€, conseguenza del fatto che il Ministero ha valutato artisticamente la Fondazione Arena all'ultimo posto in Italia con 25 punti di valutazione artistica, superata anche dal Teatro Petruzzelli di Bari che ne ha 33 e ben lungi dal vicino Teatro Comunale di Bologna (45), per non dire dal Teatro La Fenice di Venezia (142)».

In pratica, la Fondazione Arena di Verona ha ricevuto meno soldi dal Fus perché la qualità dei suoi spettacoli è stata valutata come la più bassa tra gli spettacoli delle fondazioni lirico-sinfoniche. Una valutazione, quella del 2018, che è stata anche più bassa rispetto a quella ricevuta dalla fondazione veronese nell'ultimo anno di commissariamento, per non parlare dei punteggi ricevuti negli anni prima del commissariamento. «Abbiamo appreso questi dati con sgomento, ma non con stupore perché da mesi segnaliamo al tavolo sindacale che la programmazione artistica di Fondazione Arena, soprattutto per quella invernale al Filarmonico, era ed è tuttora evidentemente deficitaria sia rispetto al numero di alzate di sipario e al numero di titoli sia riguardo i contenuti prettamente artistici, ovvero alle scelte di titoli, direttori, registi e cast - commentano Seghi, Zampolli e Carbone - Nel 2018 abbiamo assistito, sempre al Filarmonico, ovviamente impotenti, ad annullamenti di interi concerti, a cambiamenti di programma, a cancellazioni di solisti di grande fama e di firme registiche. Ipotizziamo ora che proprio il forte discostamento della programmazione recepita dal Ministero a consuntivo da quella inviata a preventivo, oltretutto nella direzione della cancellazione di attività, costituisca uno dei motivi della attuale penalizzazione del punteggio qualitativo».

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Abbiamo segnalato a Fondazione, su mandato degli stessi lavoratori, che le compagini artistiche sono ben lungi dall'essere impiegate in maniera ottimale sotto il profilo quantitativo e che ancora moltissimo si deve fare per implementarne ed ottimizzarne la produttività - concludono i sindacati - Abbiamo criticato scelte di maggior costo che non apportano punteggio Fus, come ad esempio quella di utilizzare gruppi autonomi per la stagione per le scuole di Arena Young.
Non si può tacere a questo punto la nostra ancor più forte preoccupazione sul futuro: la programmazione del Teatro Filarmonico attualmente in vendita arriva solamente fino a dicembre 2019, nulla si sa del 2020, non è stato comunicato alcunché agli abbonati, al pubblico, al sindacato. Ci chiediamo quindi cosa è stato inoltrato al Ministero riguardo alla programmazione artistica del 2020, paventando di trovarci ancora fortemente penalizzati dai prossimi riparti Fus per il perdurare di questa modalità di programmazione inaffidabile, sempre soggetta a mutamenti in corsa e a breve respiro. E soprattutto ci chiediamo perché non si possa ora programmare con anticipo, in maniera affidabile e con contenuti artistici di livello. Non è per questo che i lavoratori hanno fatto tutti i ben noti sacrifici per il risanamento. Non per sentir ripetere la parola “rilancio” in ogni sede, quando poi la realtà quotidiana è ben diversa.
Non bastano le operazioni a spot nella logica del grande evento (tutte afferenti al Festival estivo, in ogni caso): il valore artistico della programmazione di una istituzione culturale sta nella continuità di livello in ogni sua produzione, perché ciò costituisce il fondamento del servizio di trasmissione culturale che offre al pubblico, alla comunità e al territorio.

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