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Coldiretti in piazza a Venezia: «Troppi cinghiali. Danni per oltre un milione di euro»

Flash mob silenzioso in Piazzale Santa Lucia degli agricoltori veneti, che stimano una presenza di 90mila cinghiali in tutta la regione. E nelle zone del Monte Baldo e della Lessinia ci sarebbero circa 9.500 capi

Manifestazione di Coldiretti a Venezia contro la proliferazione dei cinghiali

Si spostano ovunque, dalla campagna alla montagna fino al centro di Verona. I cinghiali sono un problema reale per gli agricoltori poiché non si fermano più davanti a nulla, abbattendo recinzioni, guadando fiumi e attraversando strade e autostrade. Ed è quasi impossibile contarli. Le stime di Coldiretti parlano di 90mila cinghiali che scorrazzano nelle province venete. E benché ad oggi non sia mai stato effettuato un monitoraggio della specie nella provincia di Verona, sulla base dei dati di prelievo e di presenza di impatti arrecati è possibile stimare per l'intero Monte Baldo e per la Lessinia una presenza di circa 9.500 cinghiali.
Un'emergenza che ha fatto arrivare a Venezia gli agricoltori di Coldiretti da tutte le province venete per denunciare un fenomeno incontrollato che è diventato un problema di ordine pubblico e sicurezza. Per testimoniare lo stato in cui gli operatori agricoli e i cittadini sono costretti ad affrontare l'invasione dei cinghiali dalle campagne alle città, in Piazzale Santa Lucia gli agricoltori della Coldiretti del Veneto (tra cui oltre 50 in rappresentanza di quelli veronesi) hanno organizzato un flash mob silenzioso. Silenzioso perché il fenomeno lascia tutti senza parole ed anche perché bastano le immagini a descrivere il problema: campi di mais devastati, incidenti stradali e cinghiali che scorrazzano indisturbati nei centri residenziali, rovistando tra i cassonetti di rifiuti a ridosso delle abitazioni.

Gli animali selvatici distruggono produzioni alimentari, sterminano raccolti, assediano campi. Il dossier elaborato da Coldiretti Veneto evidenzia danni periziati per oltre un milione di euro di cui liquidati poco più della metà. Un importo assolutamente sottostimato, secondo Coldiretti Verona, perché gli agricoltori esasperati hanno addirittura smesso di presentare le istanze. «La questione non è solo agricola - ha spiegato Daniele Salvagno presidente di Coldiretti Veneto insieme al vice Carlo Salvan - ma è diventato un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con decisione e coinvolge tutti produttori, allevatori, residenti nei centri urbani, automobilisti e turisti».

A sostenere la denuncia di Coldiretti più di 50 sindaci schierati con fascia tricolore a testimonianza di un impegno quotidiano di tutela del territorio. Sul palco del capoluogo veneto è salita anche Silvia Marcazzan operatrice agrituristica oltre che allevatrice di vacche e capre da latte di San Giovanni Ilarione, che è stata eletta come rappresentante del settore primario nel consiglio direttivo del Parco naturale regionale della Lessinia. «Gli agricoltori e allevatori veronesi non ne possono più delle invasioni degli animali selvatici - ha detto Marcazzan - I cinghiali, in particolare, oltre a rappresentare un serio pericolo per le persone provocano danni alle colture agrarie e forestali rompendo rami ed estirpando patate, nutrendosi di uva, mais, cereali, ortaggi e tutto quello che possono reperire sul territorio. Inoltre, ci sono danni per rottura del cotico erboso sui prati e sui pascoli. In questo caso ci sono pesanti ripercussioni sulla gestione del territorio in quanto, se si tratta di prati, lo sfalcio meccanico diventa impossibile, e in termini più generici la rottura del cotico provoca fenomeni di erosione superficiale che possono anche rendere instabili i pendii. Sono situazioni che si ripercuotono, e in maniera significativa, nelle successive annate produttive. Un problema quindi per l'integrità di luoghi di pregevole bellezza come le colline veronesi, la Lessinia e il Baldo, pronti ad accogliere visitatori e ospiti. Un altro punto critico riguarda l’eccessiva burocrazia e i tempi lunghi per le pratiche delle denunce che scoraggiano gli agricoltori a richiedere gli indennizzi che comunque sono molto bassi nell’ordine di circa il 10% del danno. Anche per questi motivi è particolarmente complesso stimare i danni causati dai cinghiali».

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(Zaia alla manifestazione di Coldiretti)

Al presidente della Regione Luca Zaia, anche lui intervenuto durante il flash mob di Coldiretti, Salvagno ha sottolineato: «Non possiamo nasconderci dietro un dito: il vecchio piano non ha funzionato. Con 7.000 controlli nel 2020 si sono abbattuti circa 7.000 capi, in media un capo a soggetto. Stimiamo che in Veneto siano presenti circa 90.000 capi concentrati in alcuni territori. Con questo ritmo la nostra regione sarà invasa dai cinghiali».
E all'assessore regionale Cristiano Corazzari, Coldiretti ha affidato queste richieste urgenti: «Che Stato e Regioni facciano un gioco di squadra e operino in modo risoluto per rendere le misure di contenimento e controllo effettivamente efficaci; che gli agricoltori dotati delle necessarie autorizzazioni siano messi in condizione di essere effettivamente protagonisti delle azioni di contenimento, anche attraverso l’utilizzo di altri soggetti autorizzati, a partire dai cacciatori, per intervenire immediatamente sui propri fondi agricoli; che si semplifichino le procedure per l'attivazione di tutti gli interventi e si mettano in atto azioni per promuovere l'attività dei controllori; che attraverso una modifica della legge nazionale, il coordinamento delle azioni sia affidata ai prefetti in quanto competenti per la tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza; che il nuovo piano di controllo dei cinghiali contenga azioni semplici, sburocratizzate, efficaci, efficienti, allargando la platea dei soggetti attuatori, con le risorse necessarie».

«Siamo ad un bivio - ha concluso Daniele Salvagno - o subiamo l’invasione dei cinghiali o reagiamo fortemente. Leggi e provvedimenti ci sono: si applichino, usando il criterio della buona politica».

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(Manifestazione di Coldiretti a Venezia)

Solidale con Coldiretti anche il consigliere regionale veronese Stefano Valdegamberi, il quale auspica l'approvazione della proposta di rendere il cinghiale specie cacciabile con norma nazionale.
Critiche al presidente Zaia sono invece arrivate dal consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni: «Se alcune aree del Veneto sono invase dai cinghiali, con danni all'agricoltura sotto gli occhi di tutti, le responsabilità sono anche e soprattutto della Regione che ha sempre dato carta bianca ai cacciatori e non ha mai combattuto i ripopolamenti abusivi di questa specie. Gli ungulati immessi nel nostro territorio per scopo venatorio non sono di origine italiana, ma del centro Europa: hanno una stazza superiore e si riproducono più velocemente, con conseguenze deleterie. Le associazioni degli agricoltori dovrebbero promuovere una class action nei confronti di chi ha introdotto questa specie con il solo obiettivo di sparare. E la presenza di Zaia alla manifestazione di Coldiretti avrebbe avuto senso solo se il presidente si fosse scusato».
Mentre Cristina Guarda, consigliera regionale di Europa Verde, ha proposto un metodo alternativo agli abbattimenti per il contenimento dei cinghiali: «Il controllo della fertilità è uno strumento relativamente nuovo che merita di essere approfondito, ma che in alcuni paesi è già realtà. Esiste già un vaccino contraccettivo. Sembra non avere effetti collaterali sull’animale a cui viene iniettato e nemmeno sull’eventuale predatore di un animale vaccinato. Il costo di questo vaccino è assolutamente contenuto ed è stato sperimentato in Toscana. L'utilizzo di questo vaccino potrebbe condurre ad un contenimento notevole dei capi con una riduzione del 60% dei cinghiali in circa cinque anni».

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