Filobus, una ditta dell'Ati che realizza l'opera chiede concordato preventivo

È la società cooperativa veneziana Clea che si è rivolta al tribunale del capoluogo regionale. PD: «Di quanto sarà in ritardo la consegna finale dei lavori?». Bertucco: «E gli intoppi non sono finiti»

Un cantiere del filobus

Dopo il blocco imposto dall'emergenza coronavirus, sono ripartiti i lavori per la realizzazione del filobus ed anche le polemiche ad essi collegate. Ma, più delle polemiche, è un imprevisto a complicare la programmazione dei cantieri. La costruzione dell'opera è, infatti, affidata ad un'associazione temporanea di impresa, di cui fa parte la cooperativa veneziana Clea. Questa ditta ha depositato la richiesta di concordato preventivo in continuità al tribunale del capoluogo regionale. La crisi denunciata dall'azienda sarebbe solo di liquidità, dato che oltre a quella del filobus, Clea ha diverse commesse importante nel Nord Italia. «Le incapacità di Amt e Comune di Verona nell'ottenere dal Ministero con tempestività le quote di finanziamento statale per l'avanzamento dei lavori potrebbe aver contributo a tale epilogo», denunciato i consiglieri comunali del Partito Democratico di Verona Federico Benini ed Elisa La Paglia, insieme al consigliere in settima circoscrizione Carlo Pozzerle, i quali chiedono al Comune e alla stazione appaltante dei lavori (Amt) di fare chiarezza: «Dopo averci preso in giro per anni con scuse assurde, dicano chiaramente quando potranno essere liberati i quartieri che da mesi sono ostaggio di cantieri infiniti, e dicano di quanto sarà in ritardo la consegna finale dei lavori del filobus rispetto alla data preventivata del 31 gennaio 2022. La situazione è seria, anche perché tra non molto si prevede la consegna fisica dei mezzi; dove metteranno in sosta i mezzi e per quanti anni? I tempi della filovia non potranno essere rispettati e sarebbe necessario che il sindaco valutasse una diversa guida per una azienda che deve realizzare un'opera così rilevante, una guida che abbia esperienza e fosse in grado di anticipare i problemi e le soluzioni, non solo trovare scuse per coprire la sua insufficiente gestione».

E le richieste rivolte dai consiglieri del PD sono sottoscritte anche dal consigliere di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco, che scrive: «Nessuno crede alla promessa che rispetteranno la scadenza del 31 dicembre 2021. A parte l’ultimo incidente di percorso riguardante l'impresa cooperativa Clea, titolare dei cantieri stradali, che si appresta ad uscire di scena avendo chiesto il concordato preliminare, ricordiamo che del maxi intervento per l'unificazione dei sottopassi davanti alla stazione ferroviaria, che dovrebbe partire a giugno, non è ancora pronto nemmeno il piano di cantiere. Da quanto risulta agli atti l’assessore Zanotto sarebbe ancora in attesa della risposta delle Autostrade alla sua richiesta di garantire a tutti i veronesi pedaggi gratuiti per tutto il tempo del cantiere. Per questo stesso cantiere mancano ancora tutte le varianti urbanistiche che dovranno passare per adozione ed approvazione oltre che dal consiglio comunale anche Ministero delle infrastrutture. Ancora in alto mare risulta pure la risoluzione dei nodi viabilistici storici riguardanti, ad esempio, la strettoia di via San Paolo, per la quale il Ministero aveva bocciato la soluzione della semaforizzazione; lo sdoppiamento del tracciato in via Pisano-Viale Spolverini; la realizzazione dei parcheggi scambiatori; la riorganizzazione di Via Mameli e, non da ultimo, anche l’annunciato passaggio dall’ex manifattura Tabacchi. Dulcis in fundo, continuano a mancare i soldi da parte del Comune: con l'ultima revisione del Piano Economico Finanziario, datata aprile 2020, l’amministrazione conferma la volontà di dimezzare da 40 a 20 anni la durata del piano finanziario, scaricando quindi sui futuri gestori dell'opera l'onere della sostituzione del parco carrozze a partire dal 21esimo anno».

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