Fondazione Arena, Fials: "I contributi locali sono un'elemosina"

La consigliera PD Orietta Salemi parla di 640mila euro dalla Regione. Il sindacato: "Cifra risibile rispetto all'indotto economico prodotto dall'ente lirico"

Arena di Verona (Foto Ennevi)

La consigliera regionale veronese del Partito Democratico Orietta Salemi ha chiesto che il rappresentante della Regione Veneto nel Consiglio di Indirizzo di Fondazione Arena riferisca nella sesta commissione regionale con urgenza quanto sta accadendo all'interno dell'ente lirico, alla luce delle liti interne ma soprattutto dopo la lettera del ragioniere centrale dello Stato sulle indagini della Corte dei Conti sui passati bilanci di Fondazione Arena. La sua richiesta si basa anche sullo stanziamento di 640mila euro contenuto nel bilancio 2018 e approvato dal consiglio regionale. "Dobbiamo essere certi che i contributi pubblici siano spesi bene", aveva dichiarato Salemi.

Le parole della consigliera regionale PD hanno smosso la critica della Fials di Verona, la federazione dei lavoratori dello spettacolo. 

L'importo è risibile e paradossale rispetto all'indotto economico che la Fondazione apporta al territorio veneto in termini turistici e di immagine - è la critica mossa dai segretari Fials Verona Dario Carbone e Claudia Meneghelli - Come hanno giustamente rilevato il Ministero e la Corte dei Conti in svariate circostanze, i contributi locali per la Fondazione Arena di Verona sono elemosina rispetto al vantaggio economico indotto. Non ci sono scuse per la Regione e per il Comune. Se poi volessimo guardare al passato politico, non possiamo dimenticare la figuraccia che l'ex consigliere Mion (di nomina ministeriale) fece fare al PD veronese con il suo voto, riconfermando Girondini a sovrintendente nel marzo 2015, concludendo con il voto unanime di richiesta di liquidazione coatta della Fondazione. Come rappresentanti dei lavoratori, a loro tutela, non possiamo più tacere di fronte a tanta incompetenza politica e amministrativa su un teatro che avrebbe da solo potenzialità artistiche e gestionali enormi ma che barcolla sotto i colpi dell'insolenza e insolvenza politica, dettata da una mai sopita idea di privatizzazione locale indirizzata solo all'utile a tutti i costi.

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