Fevoss apre a Verona una "casa" per le persone in difficoltà a causa del Covid-19

Una struttura temporanea per accogliere soprattutto coloro «che a causa della pandemia rischiano di non trovare, al proprio domicilio, una volta dimesse dalle strutture ospedaliere, chi si prenda cura di loro nel momento della convalescenza»

Fondazione Fevoss Santa Toscana - Rendering

Era un punto di riferimento per San Michele, in quanto sede della locale caserma dei carabinieri, da tempo ormai trasferita poco lontano. Oggi, 15 settembre, dopo anni di abbandono, lo stabile situato a Verona, a civico 30 di via Aldo Fedeli torna ad essere un “faro” nel quartiere. Qui, infatti, in una porzione pari a 400 metri quadrati dell’edificio in cui da poco si è ufficialmente insediata anche una sezione della Croce Verde, vedrà la luce un nuovo progetto di Fondazione Fevoss Santa Toscana per accogliere le persone in difficoltà, in particolare quelle rese ancora più fragili dall’emergenza Covid-19.

«Dopo il via, a fine luglio, del progetto per realizzare a Santa Lucia, in un appartamento confiscato alle mafie in piazza dei Caduti, un alloggio temporaneo per i cosiddetti debitori esecutati, persone e famiglie che hanno perso tutto dopo aver subito un’ordinanza di sfratto o il pignoramento della casa, proseguiamo a San Michele con l’accoglienza temporanea di persone in difficoltà, soprattutto di quelle che a causa della pandemia rischiano di non trovare, al proprio domicilio, una volta dimesse dalle strutture ospedaliere, chi si prenda cura di loro nel momento della convalescenza», spiega il presidente Alfredo Dal Corso. «Una casa di accoglienza temporanea, dove la cura dell’altro viene sostenuta da “professionisti del farsi dono” e che abbiamo intitolato, non a caso, a Maria Madre del Dono. Le persone in difficoltà, che ci saranno segnalate dall’Ulss 9 Scaligera, troveranno nell’immobile di via Fedeli una dimensione familiare oltre che un mutuo aiuto con gli altri ospiti della casa».

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«È un orgoglio toccare con mano il senso di comunità che si è creato, durante e dopo l’emergenza – afferma il sindaco Federico Sboarina -. Progetti come questo testimoniano non solo la grande generosità e operosità dei veronesi, ma anche l’attenzione e la sensibilità verso bisogni e necessità che prima della pandemia non c’erano. Penso alle nuove povertà causate dalla crisi, ma anche alle persone che vivono da sole e che non hanno punti di riferimento, soprattutto se in condizioni di salute precaria o se sono state colpite dal virus. Il Comune continua a lavorare per non lasciare indietro nessuno, con tutti i mezzi a disposizione. Fare squadra e sinergia con enti e associazioni accomunate dalle stesse priorità, è uno di questi. Valore aggiunto dell’iniziativa è quello di contribuire a riqualificare spazi abbandonati, a vantaggio della comunità».

Un progetto, dunque, la cui doppia valenza, socio-assistenziale da un lato, economica e riqualificante dall’altro, ha convinto la Giunta comunale ad assegnare questi spazi, a fronte di numerose richieste, proprio alla Fondazione Fevoss Santa Toscana. «Un ottimo esempio del connubio pubblico-privato, che contribuirà non solo a rendere la città socialmente più vivibile», aggiunge l’assessore al Patrimonio Edi Maria Neri, «ma anche al mantenimento del suo patrimonio immobiliare e alla riqualificazione del quartiere, in tempi in cui l’Amministrazione ha risorse sempre più limitate da mettere a diposizione».

Secondo il progetto realizzato da Riscostudio Architettura, infatti, nell’ala ovest dello stabile, di proprietà del Comune di Verona e dato in concessione a Fondazione Fevoss Santa Toscana, potranno essere ospitate fino a dieci persone in stanze singole o doppie, con bagno privato. Al piano rialzato saranno realizzati spazi comuni accessibili anche ad eventuali ospiti disabili, così come al piano mezzanino vedranno la luce, come luogo di aggregazione, un ampio soggiorno e una cucina comune. Il primo piano sarà dedicato a cinque stanze da letto, mentre altre due troveranno posto al piano rialzato.

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«L’obiettivo è allestire stanze confortevoli ed accoglienti per gli ospiti», spiegano gli architetti Paola Ravanello e Nicola Brunelli di Riscostudio Architettura, che insieme al collega Marco Campolongo hanno elaborato il progetto. «Tutti gli ambienti sono concepiti per agevolare la socializzazione dei residenti, in modo da renderne più piacevole il soggiorno, in un momento delicato della loro vita. Sotto il profilo strutturale l’edificio non richiede interventi, mentre l’impiantistica è vetusta e danneggiata. Inoltre occorre provvedere all’isolamento termico dell’involucro perimetrale».

L'importo dei lavori si aggira sui 300.000 euro, per raccogliere i quali la Fondazione Fevoss Santa Toscana, nuovo soggetto giuridico nato dalla fortunata esperienza della organizzazione di volontariato della Fevoss, si affida alla generosità di cittadini, istituzioni, aziende. E a garanzia dei donatori ha deciso di coinvolgere la Fondazione della Comunità Veronese. Sarà infatti possibile sostenere Fondazione Fevoss Santa Toscana e questo progetto tramite la Fondazione della Comunità Veronese Onlus con un bonifico intestato a: Banca Popolare di Verona – Agenzia di Veronetta, IBAN: IT 85X 05034 11711 000000006210.
«Sarà nostra cura vigilare sul fatto che fino all’ultimo centesimo donato venga effettivamente impiegato per portare a termine il progetto mentre, nello stesso tempo, garantiremo ai donatori i benefici fiscali previsti dalla normativa», chiarisce il presidente Fabio Dal Seno, che sottolinea come la onlus sposi in pieno in valori di Fondazione Fevoss Santa Toscana e del suo progetto. «Ci pare davvero importante, in un periodo come questo, che tramite il dono l’intera comunità possa ritrovare la propria identità, riallacciare legami e superare la paura».

La Fondazione Fevoss Santa Toscana segnala inoltre altre modalità per sostenere i suoi innovativi progetti, come la destinazione del 5X1000: C.F. 93271890233, la donazione diretta di beni mobili ed immobili come pure intenzioni di lasciti testamentari. Trattandosi di una Fondazione di Partecipazione, ogni eventuale benefattore può diventare a tutti gli effetti un socio fondatore, che si unisce ai primi dell’atto costitutivo. Un privilegio importante, offerto a chi vuole legare il suo nome alla benemerita storia di questo soggetto giuridico.

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